mercoledì, aprile 16, 2014

Roma, Il governo di Matteo Renzi reprime le proteste, 12 feriti

Roma, Il governo di Matteo Renzi reprime le proteste, 12 feriti

Pugno duro del governo, 12 feriti, un manifestante perde la mano, i video degli scontri.

-Angelo Iervolino- 13 Aprile 2014Roma. Alle 14:00 del 12 aprile parte da Porta Pia il corteo indetto dai "Movimenti Sociali contro la Precarietà e l'Austerity". No Tav, No Muos, Movimenti per la Casa ed altri, circa 10.000 persone per dire No al jobs-act.
Verso le 17:40 tra via Veneto e piazza Barberini scoppiano scontri violentissimi tra manifestanti e le forze dell'ordine, un manifestante perde una mano. Il bilancio degli scontri è di minimo 6 fermi e 12 feriti tra i manifestanti. Verso le 19:00 torna la calma, la polizia prosegue per tutta la notte i pattugliamenti e le perlustrazioni della capitale, anche con l'ausilio dei reparti specializzati degli artificieri, dei cinofili e della scientifica. Un clima di guerriglia causato da un governo che mira ad eliminare le fasce deboli della popolazione e a rafforzare sempre di più i privilegi della casta.


Per ulteriori approfondimenti leggere qui:

Autore: Angelo Iervolino

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La leggenda di Hiram, ebraismo e massoneria

La leggenda di Hiram, ebraismo e massoneria

La leggenda di Hiram.

-Angelo Iervolino- 08 Aprile 2014Hiram, Maestro di Perfezione, emblema dell'ideale iniziatico liberomuratorio, incarna le caratteristiche dei tre pilastri di sostegno per il Tempio: Forza, Bellezza e Sapienza.

Introduzione alla mitologia massonica

La figura di Hiram sta all'origine stessa della Massoneria, naturalmente parliamo di mito e leggenda non di una vera e propria ricostruzione storica: la mitologia massonica è essenzialmente "simbolo". Ma che cos'è un simbolo? La parola "simbolo" deriva dal latino symbolum ed a sua volta dal greco sýmbolon dalle radici sym-, "insieme" e bolé, "un lancio", o più semplicemente mettere insieme, accordare, patto etc. Dall'etimologia si evince come i simboli possiedano un forte valore evocativo, da cui deriva un carattere intersoggettivo, sono cioè condivisi da un gruppo sociale. Per questo motivo, lanciarsi in affannosi quanto contorti ragionamenti per giungere all'interpretazione del simbolo, farà perdere allo stesso la caratteristica più preziosa, ovvero la semplicità; con essa va in qualche modo persa la funzione prima del simbolo, quell'universalità scaturente dalla sua necessaria univocità di sensazione. In tale ottica è essenziale un'interpretazione basata prettamente sulla logica di base, scevra da ogni subdolo valore, ossia da valenze così ben nascoste da generare solamente confusione: il simbolo nasce dall'esigenza di semplificare ciò che è complesso, rendere esprimibile ciò che non lo è, come le sensazioni che riesce a suscitare; sta poi al lettore trovare sapienza e capacità per formare concetti man mano più complessi attraverso un sapiente uso sincretistico di più simboli in modo da ottenere allegorie complesse. Come ad esempio il mito di Hiram

La Leggenda di Hiram Abiff (1)
Rielaborazione (2) di Gianmichele Galassi

La Bibbia ci presenta Hiram Abiff come il massimo artista del suo tempo. Famoso nella propria città natale, Tiro, per la magnificenza delle sue opere, onorato ed ammirato dal sovrano per le straordinarie capacità dimostrate nelle arti, fu da questi inviato al potente Re Salomone per la costruzione del grande Tempio, la Casa del Signore. Nessuno meglio di Hiram sapeva lavorare i metalli, egli padroneggiava i segreti dell'Arte, fine intagliatore di pietre e legno aveva accumulato grande esperienza nel governare operai e maestranze.
Vennero arruolati per l'occasione centinaia di geometri e capomastri: il cantiere assomigliava ad un grande formicaio tanti erano gli operai chiamati al lavoro. A centinaia di migliaia, venuti da ogni Paese, formarono un formidabile esercito di lavoratori, in cui si fondevano innumerevoli etnie, costumi, idiomi e religiosi, convivendo pacificamente per portare a compimento la grande opera.
Su tutti vigilava attento lo sguardo del Maestro Hiram che, guidato dalla sapienza, pensò di organizzare l'immenso cantiere dividendo gli operai in tre categorie in base alle proprie competenze e capacità.
Fu così che, prima dell'inizio dei lavori, radunò tutti: pose gli Apprendisti a destra, dette loro la propria divisa, un grembiule bianco, il segno ed una parola per farsi riconoscere come tali; poi individuò i Compagni, dette anche a loro divisa, grembiule e parola, sistemandoli sulla destra.
Infine anche i Maestri ricevettero le proprie istruzioni.
Avvertì tutti che nessuno avrebbe mai dovuto rivelare la parola d'ordine, pena l'immediato licenziamento.
In tal modo i sorveglianti erano in grado di dare il giusto salario giornaliero a tutti gli operai secondo la propria competenza: era sufficiente che ciascuno comunicasse la parola ed il segno per ottenere il pattuito.
Così i lavori avanzarono rapidamente ed il Grande Tempio prendeva forma, lasciando intravedere la maestosità che avrebbe assunto ad opera compiuta. Salomone era entusiasta del cantiere governato da Hiram e non perdeva occasione per tesserne le lodi.
All'apparenza tutto correva nel migliore dei modi, soddisfazione ed entusiasmo erano respirabili in ogni angolo del cantiere: gli apprendisti sgrossavano le pietre che poi passavano sotto la cura dei compagni che, con pazienza e dovizia, le levigavano affinché combaciassero perfettamente l'una con l'altra.
Infine i Maestri assistevano alla posa, misurando attentamente ogni blocco in modo che corrispondesse al progetto.
Tanto successo ed operatività del maestro Hiram destarono però l'invidia di tre operai, interessati più al guadagno che all'atmosfera di armonia che si percepiva nel grande cantiere. Pur privi del talento e dei meriti necessari, i tre compagni aspiravano al salario dei Maestri e fu così che ordirono un funesto, quanto infame, piano. A mezzanotte Hiram aveva il costume di ritrovarsi all'interno del Tempio, mentre tutti gli altri riposavano; in tal modo controllava lo stato di avanzamento dei lavori, soffermandosi poi a meditare nello spazio sacro. Una sera i tre compagni misero in atto la loro congiura; ognuno si appostò, armato di un arnese da lavoro, ad una delle tre porte. Quando Hiram giunse presso la porta occidentale trovò ad aspettarlo, minaccioso, il primo dei tre: "Ditemi la parola di Maestro" disse costui minaccioso.
"Tu sai bene che io non posso rivelartela" rispose il Maestro.
Allora l'altro, senza incertezze, gli sferrò un colpo alla gola.
Seppur stordito, il Maestro riuscì a sfuggirgli dirigendosi immediatamente verso la porta a Meridione; ma lì trovò ad attenderlo il secondo Compagno.
Con tono arrogante tornò a chiedere al Maestro quale fosse la "Parola"…
"Insensato! – gridò Hiram – Non è così che l'ho ricevuta io! E non è questo il modo di chiederla!"
L'altro, seccato, con rabbia vibrò un colpo diretto al cuore di Hiram.
Questi, quasi esanime e gravemente ferito, si trascinò verso l'ultima porta, quella posta ad Oriente, in cerca di scampo…ma anche là trovò appostato l'ultimo dei tre che, sbarrandogli la via, pretendeva che gli fosse rivelata la Parola.
Hiram non si lasciò intimorire neppure dalla minaccia dell'ultimo: sapeva di non poter fuggire e che quest'ultimo colpo gli sarebbe stato fatale, ma decise comunque di impartire l'ultima lezione: "Lavora, persevera, impara. Solo così sarai ritenuto degno ed avrai diritto alla ricompensa di maestro!"
L'altro allora, accecato dall'invidia e incredulo della rettitudine del Maestro, lo colpì direttamente alla fronte, e lo uccise!
Ecco come è morto il Maestro dei Maestri, portando con sé i segreti dell'Arte. I tre assassini infami portarono il corpo in un luogo solitario del Libano e là gli dettero sommaria sepoltura, piantando sulla tomba un ramo d'acacia, e poi tornarono al cantiere.
Intanto a Gerusalemme, dalla preoccupazione iniziale per l'assenza del Maestro, si arrivò ben presto alla disperazione ed allo sgomento quando vennero notate alcune tracce di sangue all'interno del Tempio.
"Hiram è morto! – si continuava a ripetere – Chi potrà sovrintendere ai lavori per la costruzione del Grande Tempio, adesso che il Maestro è scomparso per sempre?"… "I segreti dell'Arte sono perduti per sempre! Le tenebre scendono e regnano ogni dove. Cosa possiamo fare per riportare la Luce della saggezza su di noi?"
Allora intervenne Salomone: "Facciamoci coraggio, non tutto è perduto, e cerchiamo i resti mortali del Maestro, la sua sapienza non può essere scomparsa con Lui… Essa è eterna!". Fu così che il saggio Re mandò a chiamare nove maestri, inviandoli alla ricerca del corpo a gruppi di tre: "Viaggiate maestri! Viaggiate da oriente ad occidente, da settentrione a mezzodì, finché non abbiate trovato Hiram".
Fu così che dopo lungo vagare, attraversando il deserto del Libano, un maestro scorse in una piccola radura un ramo d'acacia, appoggiandovisi notò che era stato piantato di recente e la terra intorno pareva mossa da poco… sospettò allora che fosse proprio la sepoltura del grande architetto del Tempio, prestamente fece avvertire Salomone. Alla notizia il Re ordinò che gli altri maestri, tornati nel frattempo, andassero a verificare e, nel caso, recuperare i resti del Maestro.
In breve tempo i nove maestri inviati alla ricerca tornarono con il corpo di Hiram che ricevette le esequie riservate solamente ai sovrani.
Naturalmente, la mitologia liberomuratoria non si esaurisce con la morte del Maestro Hiram: negli alti gradi la leggenda sulla costruzione del Tempio di Salomone continua a lungo, si giunge invero addirittura alla cattività di Babilonia ed alla costruzione del "secondo" Tempio… ma questa è un'altra storia.

Cenni sulla valenza simbolica del mito

È ben evidente come la leggenda di Hiram contenga ed anticipi il sincretistico complesso simbolico della Libera Muratoria:

1. Gli attrezzi muratori con cui i tre congiurati colpirono Hiram sono quelli alla base del lavoro di loggia e simboleggiano rispettivamente la retta e misurata azione, l'equilibrio e la volizione.
2. Le parti del corpo ove Hiram fu colpito simboleggiano i tre piani (materiale, animico e spirituale) e sono così rappresentati nei riti di iniziazione:
la gola, simbolo della vita materiale;
il cuore, sede dell'anima;
la fronte, sede dell'intelligenza.
3. I tre atti violenti compiuti dai Compagni traditori a loro volta riproducono:
la menzogna;
l'ignoranza;
l'ambizione.
Questo mito serve a riassumere il lavoro che ciascuno deve compiere al proprio interno per essere, giorno dopo giorno, un uomo migliore; è evidente poi come i vizi siano il terreno fertile per le più basse azioni che un essere umano possa compiere: invidia ed ambizione stanno alla base del tradimento, mentre menzogna ed ignoranza sono le fonti dell'infamia. Il primo passo è quindi quello di scavare oscure prigioni ai nostri vizi, sostituendoli con i più alti valori umani: sincerità verso sé stessi ed il prossimo, benevolenza e tolleranza verso l'altrui idea; raggiunto tale grado di Luce ne derivano grandi pregi attribuibili all'Uomo, ovvero fratellanza, giustizia e libertà di pensiero. Dobbiamo ora aggiungere che il pregiudizio è il secondo muro da abbattere, ci rende ciechi di fronte alla realtà, come un fitto velo che avvolge i nostri sensi e moltiplica l'incapacità di vedere oltre l'apparenza. In qualche modo –molti grandi uomini lo hanno notato prima – a causa del pregiudizio la forma delle cose ci appare sbiadita mentre la sostanza resta completamente ignota; in tale stato è impossibile scorgere la via d'uscita, la scintilla divina che alberga in ciascuno di noi e che può farci respirare l'emanazione dell'essere Supremo, qualunque sia… Dio, Allah etc.
Impegno, perseveranza e volitiva applicazione debbono essere la base per sconfiggere prima i vizi e poi i pregiudizi cosicché, liberi da ogni vincolo, non dovremmo più essere come moderni Sisifo (3) che dopo lunghi sforzi si ritrovano sempre al punto di partenza.
Hiram di Tiro, la cui capacità nel lavoro, l'autorevolezza nelle relazioni e l'eterna sapienza nel pensare verranno ricordati da coloro che avranno la volontà di migliorarsi, sarà l'esempio imperituro di cosa significhi essere Uomini, Iniziati ed anche Massoni.
Note:
1) Al nome Hiram viene spesso aggiunta l'espressione Abiff o Abif, che deriva dall'ebraico Ab "padre", quindi "suo padre", comunque molti autori sono propensi ad assegnare nel caso specifico il significato di "maestro, capo ecc.", utilizzato quale segno di rispetto.
2) Rielaborata e riassunta dal contenuto del volume Hiram e la leggenda di Hiram di Luigi Sessa edito da Bastogi Ed.
3) Sisifo fu condannato per l'eternità da Zeus a causa della sua sagacia a trasportare dalla base alla cima di un monte un macigno che, ogni volta, una potente forza faceva rotolare di nuovo giù alla base, come riporta Omero nell'XI libro dell'Odissea (vers.593-598):
«Sísifo pure vidi che pene atroci soffriva/ una rupe gigante reggendo con entrambe le braccia./ Ma quando già stava per superare la cima, allora lo travolgeva una forza violenta/ di nuovo al piano rotolando cadeva la rupe maligna.»
Le fonti
La Leggenda di Hiram cominciò a diffondersi non prima del 1723 fra le Logge, che rivendicavano una discendenza diretta dai costruttori del Tempio di Salomone. Molte sono le versioni redatte che, pur presentando differenze formali, sono sostanzialmente equivalenti nella sostanza e nel simbolismo.
La prima fonte certa: nel 1725, in un libello antimassonico, si parla "d'un albero che sarebbe spuntato dalla tomba di Hiram".
Quale figura centrale della tradizione liberomuratoria quella di Hiram merita un approfondimento particolare. Innanzitutto è importante concentrarci sulle fonti che sono di variegata origine: dalle bibliche sino alle massoniche del '700 passando per la letteratura giudaico-cristiana.
Partendo dalle fonti più antiche possiamo fare riferimento alla Bibbia. Di Hiram "il maestro", da non confondere con il Re di Tiro, si parla nel I° Libro dei Re (7-13), che risale presumibilmente al periodo tra il 621 e il 586 a.C., a proposito degli arredi del Tempio, e poi ancora nel II° Libro delle Cronache, che risulta però essere compilato due secoli più tardi – in quanto è descritta cronologicamente la successione davidica – quindi meno attendibile a priori.

Il I° Libro dei Re Cap.7:
"13 Il re Salomone fece venire da Tiroun certo Hiram, 14 figlio di una vedova della tribù di neftali; ma di padre tirio, artefice in lavori di bronzo, di grande capacità tecnica e pieno di talento, esperto in ogni genere di lavoro in bronzo.
egli venne presso Salomone ed eseguì tutti i suoi lavori. 15 fuse due colonne di bronzo, ognuna alta diciotto cubiti e dodici di circonferenza… -continua- 21 Salomone fece poi innalzare le due colonne davanti al vestibolo del Tempio: eresse la colonna di destra e le dette il nome di «Iachin»;
elevò quindi quella di sinistra e la chiamò «Boaz». (cioè stabilità e forza)"
Più avanti: "40 Hiram preparò infine le caldaie, le pale e dei bacini. Così egli terminò tutti i lavori che Salomone gli aveva ordinato per il Tempio del Signore: 41 cioè, le due colonne, le loro due modanature sferiche in cui vennero inseriti i due capitelli posti sulla sommità delle colonne, le due reti d'intreccio per coprire le modanature dei due capitelli, che erano sopra le colonne; 42 le quattrocento melagrane per le due reti d'intreccio, due ordini di melagrane per ciascuna rete; 43 i dieci carrelli, i dieci bacini sui carrelli portanti; 44 il mare unico di bronzo ed i dodici buoi che lo sostenevano; 45 le caldaie, le pale e i bacini. Tutti questi oggetti, che Hiram preparò al re Salomone per il Tempio del Signore, erano di bronzo lucente."

Ed il II° Libro delle Cronache, Cooperazione di Hiram (Re di Tiro), Cap.2:
"12 Ti mando dunque un uomo esperto e di grandissima abilità, Hiram-abi, 13 figlio di una donna Danita, e suo padre è di Tiro: egli sa lavorare in oro, in argento, in rame, in ferro, in pietre, in legno, come pure in filati violetti, in porpora, in bisso e in cremisi; sa eseguire ogni sorta di intagli e tradurre in realtà qualsiasi progetto artistico che gli venga affidato. Lavorerà con i tuoi operai e con quelli del mio signore Davide, tuo padre."
Questo secondo scritto trova alcune differenze con il racconto riportato nell'antecedente Libro dei Re, come per il nome di Hiram che in questo delle Cronache viene detto Huram e solo per uniformità abbiamo continuato a scrivere Hiram. Le incongruenze esistono in quanto – come detto – il Libro delle Cronache non è antecedente al 400 a.C., le genealogie davidiche infatti giungono alla fine del V sec. Differenze, in parte spiegabili come errori di trascrizione quali l'altezza delle colonne o il nome di Hiram, altre, come nella maternità dello stesso, imputabili a differenti notizie che però non sono incompatibili e di conseguenza non riconducibili ad errori veri e propri: la madre poteva essere danita e suo padre della tribù di neftali e residente a Tiro.
Seppur in nessun modo Hiram venga menzionato quale architetto del Tempio, possiamo affermare che gli viene conferita addirittura una valenza maggiore, in quanto è descritto come "maestro" nella lavorazione dei metalli: è lui l'autore della meraviglia del "Mare di bronzo" e delle due colonne Jakin e Boaz… a questo proposito, è bene ricordare che, al tempo, l'arte metallurgica era appannaggio di pochissimi e coloro che sapevano dominare e manipolare i metalli occupavano uno dei posti più alti nella scala del ceto sociale: la potenza di uno stato si misurava attraverso la capacità di sfruttare i metalli per armi, decori, arte e costruzioni.
Adesso, passando alle fonti più recenti, vediamo come vari manoscritti, risalenti al periodo medievale-rinascimentale e di chiara origine massonico-esoterica, riportino varie versioni di quella che si definisce la leggenda di Hiram.
Prima di tutto è bene fare riferimento alle "Costituzioni Gotiche": la più antica raccolta di documenti massonici, databili dal 1150 ad oltre il 1550, così chiamati per la prima volta nel 1738 da James Anderson. Secondo A.L. Vibert, uno dei maggiori studiosi fra coloro che tentarono una classificazione di questi manoscritti, afferma che la "Storia Tradizionale" degli antichi massoni è giunta a noi in varie forme: "La prima versione era molto breve ed è conosciuta da noi per mezzo di due testi, il Ms.Regius e la parte conclusiva del Ms. conosciuto come il Cooke Text. La prima parte di questo stesso testo consiste in una Storia molto elaborata, la quale molto probabilmente fu compilata nel quindicesimo secolo, e poi fu riscritta al principio del sedicesimo, mentre le Ordinanze, le clausole separate delle quali erano conosciute come articoli e Punti, furono rifuse come un Codice dei Doveri Generali e Speciali e che si assunse essere stati approvati da Enrico VI e dal suo Consiglio, nel 1437.
Dal sedicesimo secolo in poi, la grande maggioranza dei Manoscritti comprende una trascrizione della History quale allora venne riscritta, ed il Codice di Enrico VI, ma essi hanno tutti variazioni testuali loro proprie… Le versioni cadono in cinque principali gruppi o famiglie, note come Plot, Grand Lodge, Sloane Roberts e Spencer. Il gruppo Plot ha la History elaborata e quelli Grand Lodge, Sloane e Roberts hanno la History quale fu riscritta, ma tutti e quattro hanno il Codice di Enrico VI, al quale il Roberts ha aggiunto quanto viene indicato come New Articles e certi testi hanno anche speciali Apprentice Charges. Gli Spencer sono l'ultimo gruppo ed in questo la History è stata ancora una volta revisionata. È a questi documenti che Anderson si riferisce nella sua Intestazione, quando dice che la parte storica è «presa dai loro documenti generali» e i suoi Charges «estratti da antichi documenti.». (Cfr. a.L.Vibert, Anderson's Constitutions, Introduzione alle Costituzioni di Anderson del 1723, facsimile 2ª edizione a cura della Q.C.L., London, 1978, p. xi.)

Con ciò abbiamo compreso l'origine degli "Antichi Doveri" del 1723, ancora oggi alla base dell'Istituzione massonica. Passando poi alle fonti più recenti, già il Reghini (in PAROLE SACRE E DI PASSO, ed. atanor, Roma 1962), afferma che un breve cenno alla morte di Hiram (si parla della morte dell'architetto del Tempio, senza nominarlo) si trova nel Talmud, e che nel MANOSCRITTO COOKE (1430÷40) si menziona la morte di Hiram.
Per Bonvicini, il c.d. Ms. Cooke (1430÷40), a proposito di Hiram (senza nominarlo), dice: "Il figlio di Tiro era il capo" degli 80.000 operai muratori al "servizio" di Re Salomone per la costruzione del Tempio, iniziata da Re David; mentre il Sessa a proposito di tale manoscritto, facendolo risalire al 1410, riporta "e il figlio del Re di Tiro era il suo Maestro Massone". Questa citazione sembra più affidabile in quanto molti altri manoscritti dell'epoca – denominati racconti o M Mss. gotici – riportano l'errata traduzione di Abif, ed in luogo dell'Hiram biblico venivano utilizzati nomi sostitutivi quali Aymon (Ms. Dowland 1500c.) o Amnon etc., a tal proposito si può fare riferimento allo studio del Tuckett. La sostituzione è frequente in scritti latomistici e in tal senso viene spontaneo chiedersi se, sussistendo intenzionalità, tale pratica non debba significare qualcosa di profondo e nascosto.
Personalmente, ricordando il Tuckett, mi sembra più ragionevole pensare che la perdita del doppio nome "Hiram abif" sia imputabile all'eliminazione delle bibbie protestanti inglesi durante il regno di Enrico VIII.
Infine, giova ricordare anche Maurizio Nicosia che, nell'articolo "La piramide del rito e la leggenda di Hiram", afferma che essa non ha origini bibliche, ma è ricavata da un apocrifo dell'antico Testamento.
È comunque una leggenda che troviamo in molte tradizioni iniziatiche e religiose sin dai tempi degli antichi egizi: il mito di neferotep (nefer= perfezione e bellezza, otep= pienezza) maestro architetto ucciso dai suoi adepti per denaro. Al di là delle fonti, è certamente curiosa l'assonanza con la vicenda di Osiride, tramandataci da Diodoro Siculo (cfr. f. Cumont, Le religioni orientali nel paganesimo romano, (1906), Roma, 1990, p. 79. Oltre Diodoro l'altra fondamentale fonte sui misteri osiriaci è Apuleio, Le metamorfosi o l'asino d'oro.):
"…il dio (Osiride) all'uscita del tempio cadeva sotto i colpi di Set (fratello di Osiride); si simulavano attorno al suo corpo le lamentazioni funebri, lo si seppelliva secondo i riti: poi Set era vinto da Orus, e Osiride, a cui la vita era resa, rientrava nel suo tempio dopo aver trionfato sulla morte. Lo stesso mito era rappresentato a Roma. Iside oppressa dal dolore cercava in mezzo ai pianti desolati dei preti e dei fedeli il corpo divino d'Osiride, le cui membra erano state disperse da Tifone (altro nome di Set). Poi ritrovato, ricostituito, rianimato il cadavere si sprigionava una lunga esplosione di gioia".
Oltre a quest'ultima, una qualche corrispondenza con la vicenda hiramitica può individuarsi – come suggeritomi dal Prof. Luigi Pruneti – nel racconto su Polidoro nell'Eneide virgiliana:

ENEIDE CANTO III – POLIDORO

IN TRACIA: DE POLIDORI UMBRA (3.13-68)
… Tertia sed postquam maiore hastilia nisu adgredior genibusque adversae obluctor harenae, eloquar an sileam? Gemitus lacrimabilis imo auditur tumulo et vox reddita fertur ad auris: 'quid miserum, Aenea, laceras? iam parce sepulto, parce pias scelerare manus. non me tibi Troia externum tulit aut cruor hic de stipite manat.
Heu fuge crudelis terras, fuge litus avarum: nam Polydorus ego. hic confixum ferrea texit telorum seges et iaculis increvit acutis…

L'ORRIBILE OMBRA DI POLIDORO (3.13- 68)
… Ma dopo che con maggior sforzo afferro il terzo rametto e con le ginocchia lotto con la sabbia avversa, – parlare o tacere? – si sente dalla profondità dell'altura un gemito lacrimevole e la frase data sale alle orecchie: "Perché, Enea, torturi un infelice? orma risparmia un sepolto,
risparmia di macchiare le pie mani. Troia non mi pose estraneo a te o questo sangue non emana da un legno. Ahimè fuggi terre crudeli, fuggi un lido avido: io son Polidoro. Qui trafitto mi coprì una messe ferrea di dardi e crebbe in acute lance…
Concludendo, è bene precisare che la Leggenda di Hiram riportata è solamente una rielaborazione di una delle molte versioni presenti in letteratura.
Infine, è importante ribadire che, per quanto riguarda la Leggenda, non è fondamentale se
veramente sia accaduto ciò che narra, bensì il valore iniziatico e simbolico rappresentati, così come avviene per le "parabole" cattoliche.
Chiarito ciò, è vitale comprendere gli insegnamenti contenuti nella vicenda del "maestro" per
progredire ad un livello superiore di consapevolezza.

Gianmichele Galassi
Da Secreta Magazine n.1 – 2010

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Autore: Angelo Iervolino

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Sicurezza Alimentare. Dagli USA la "lista nera" degli otto cibi che, se consumati crudi, sono più a rischio di farci avere un'intossicazione alimentare

COMUNICATO STAMPA

 

Sicurezza Alimentare. Dagli USA la “lista nera” degli otto cibi che, se consumati crudi, sono più a rischio di farci avere un’intossicazione alimentare

 

Il latte occupa il primo posto della speciale classifica degli alimenti considerati pericolosi se assunti crudi. Quella di consumare cibo crudo, perché ritenuto più sano e nutriente, non è di certo una tendenza solo americana, ma negli USA il crescente numero di focolai di intossicazioni alimentari di variegata provenienza sta facendo nascere non poche preoccupazioni tra gli operatori sanitari  d’oltreoceano.

Tant’è che il Washington Post ha pubblicato di recente una tabella con gli otto alimenti a maggior rischio, se consumati crudi o poco cotti sulla base dell’analisi della banca dati online dei Centers for Disease Control.

E le sorprese, per la verità sono state poche perché gli alimenti di seguito riportati perché dovrebbe essere noto anche ai profani che possono contenere agenti patogeni, che vengono distrutti solo dal calore della cottura.

La classifica prende in considerazione l’ampio periodo tra il 1998 e il 2011 e riporta, per ogni cibo una serie di dati tra cui: gli agenti patogeni riscontrati, i focolai d’intossicazione alimentare registrati, il numero delle persone che si sono ammalate, di quelle ricoverate in ospedale e di quelle decedute.

Uova, carne macinata, ostriche: sono alcuni degli alimenti che negli USA va di moda consumare crudi.

Latte - E. coli O157:H7, Campylobacter, Salmonella e Listeria; 102 focolai d’intossicazione alimentare; 1606 persone ammalate con 92 ricoveri

Formaggio a base di latte crudo – Listeria; 15 focolai d’intossicazione alimentare; 191 ammalati, 48 ricoverati e due morti;

Uova – Salmonella; 110 focolai d’intossicazione alimentare; 4.246 ammalati, 190 ricoveri e un decesso

Carni macinate – E. coli O157:H7 e Salmonella; 320 focolai d’intossicazione alimentare; almeno 3.585 malati, 457 ricoveri e otto morti

Ostriche – Vibrio vulnificus e Vibrio parahamolyticus; 124 focolai d’intossicazione alimentare; 1401 persone malate con 40 ricoveri

Frutta con guscio – Salmonella, E. coli O157:H7; 14 focolai d’intossicazione alimentare; 1.700 malati, 314 ricoveri e dieci decessi

Spinaci – E. coli O157:H7; 5 focolai d’intossicazione alimentare; 302 malati, 113 ricoveri e sei decessi

Semi germogliati – E. coli O157:H7; 43 focolai d’intossicazione alimentare; 1.384 malati, 135 ricoveri e un decesso.

Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta solo di un’ulteriore conferma dei rischi che si corre a consumare cibi crudi che dovrebbero essere consumati, nella generalità dei casi solo previa cottura.

 

La giusta alimentazione per una sana attività sessuale

COMUNICATO STAMPA

 

La giusta alimentazione per una sana attività sessuale. Ciò che mangiamo (e beviamo) gioca un ruolo importante anche per l'attività sessuale. Scopriamo quali sono ritenuti cibi alleati e quali  nemici

 

Una sana e corretta alimentazione è fondamentale per la nostra salute, lo ripetiamo da anni come “Sportello dei Diritti”. Ma anche l’attività sessuale ne risente. Ci sono infatti cibi amici e cibi nemici per una buona resa sessuale. Attenzione, in concomitanza all'alimentazione, anche l'attività sportiva giusta gioca un ruolo non indifferente. Ad evidenziarlo recentemente anche il segretario generale della Società Italiana di Urologia svizzera, Vincenzo Mirone sulla stampa del paese d’Oltralpe.

In primo luogo dobbiamo sfatare uno dei falsi miti più comuni nel pensiero popolare. Il peperoncino. Da sempre ritenuto un alimento amico dell'attività sessuale per le sue proprietà vasodilatatorie, ha anche un effetto infiammatorio sulla prostata. L'infiammazione della prostata può avere una conseguenza molto sgradita, un'accelerazione dell'eiaculazione. Cosa sgradita da ambo i partner. Oltre al peperoncino, siate cauti nell'uso del pepe. Altri nemici di un sesso felice si rivelano i superalcolici. Evitate anche la birra, in quanto il luppolo non aiuta per niente. Se non se ne può fare a meno su un buon vino per le proprietà antiossidanti. Grandi alleati di una buona resa sessuale, infatti, sono tutti gli alimenti ricchi di antiossidanti. Frutta e verdura, come sempre, si rivelano perfetti anche in questo caso. Cercate di privilegiare anche quei cibi ricchi di zinco, selenio e vitamina C. Quindi, ottimo il pesce, perché ricco anche di omega 3. Mentre tra gli alimenti di mare risultano pessimi, al contrario delle credenze popolari che li decantano come afrodisiaci, i frutti di mare. Anche se le ostriche, compensano per il loro contenuto di zinco come la carne rossa.

All'inizio abbiamo parlato anche di sport. Purtroppo per i più pigri, gli sport migliori sono quelli dove ci si muove molto. Ottima la corsa. Se non siete amanti del jogging, praticate sport in cui si corre molto come il tennis, il calcio, e via discorrendo. Al contrario evitate attività sportive di sforzo, come i pesi. Uomini amanti della bicicletta attenzione, è da sempre noto come questa disciplina sportiva possa causare problemi al 'apparato genitale.

Le ricerche scientifiche ed i dati accumulati dagli studi evidenziano come non sempre le credenze popolari siano foriere di verità assolute. Ecco perché, ricorda Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è sempre meglio fidarsi della scienza ed affidarsi a dei professionisti quando si hanno problemi o qualche acciacco anche quando si tratta della nostra vita sessuale.

 

TNT Post, a Luciano Traja la direzione network

Da febbraio 2014 TNT Post ha un nuovo Network Execution Director. Nella posizione di responsabile del governo dell'intera rete logistica Mail & Parcel è stato nominato Luciano Traja.

 

Traja, dopo alcuni incarichi in ruoli di responsabilità in Poste Italiane e in Fincantieri dove ha collaborato al progetto di reingegnerizzazione della Supply Chain, arriva in TNT Post nel 2008 come Responsabile di Filiale presso i centri di recapito di Bologna e Modena. Oggi, grazie alle sue specifiche competenze, è l’uomo chiave nella sfida continua di adeguare le esigenze di business con la struttura e i processi del network distributivo su tutto il territorio italiano.

 

Nel nuovo incarico Traja è chiamato a interfacciarsi con due settori molto diversi per storia e caratteristiche: da un lato il network Mail, che per l’azienda è ormai un mondo maturo e consolidato, in fase di continua evoluzione a fronte delle richieste e delle opportunità che il mercato offre, dall’altro il mondo Parcel, in cui TNT Post è nella fase di costruire una governance di processi operativi e si sta consolidando in base alle competenze maturate nella distribuzione B2C.

 

 

Profilo TNT Post Italia

TNT Post Italia è controllata interamente da PostNL, società quotata al NYSE Euronext di Amsterdam.  TNT Post Italia è dal 1998, anno del suo ingresso nel mercato italiano anche attraverso l’acquisizione dello storico marchio milanese Rinaldi l’Espresso, il primo operatore privato del mercato postale nazionale. Ha sede centrale a Milano, circa 5500 addetti e opera attraverso una rete di circa 600 filiali dirette e indirette sul territorio nazionale. La Società ha sviluppato in Italia un modello di business unico nel suo genere, fondato sul presidio dell’intera catena del valore: acquisizione ed elaborazione dei dati, produzione e customizzazione dei documenti, imbustamento e distribuzione.

TNT Post Italia è oggi partner di riferimento per oltre 30.000 operatori business - aziende, banche, società del settore finanziario e assicurativo, utilities e numerosi enti della Pubblica Amministrazione - ai fini dello sviluppo di servizi a supporto della comunicazione nei confronti di clienti, utenti e cittadini. TNT Post Italia è stata pioniere – a livello internazionale - nei sistemi di monitoraggio satellitare della corrispondenza con lo sviluppo della piattaforma di servizi “Formula Certa”, che si è imposta come la soluzione più affidabile, efficiente e flessibile per la gestione delle esigenze di comunicazione a clienti, utenti e cittadini.

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Anche Lecce tra le zone franche urbane

COMUNICATO STAMPA

 

Anche Lecce tra le zone franche urbane. I solleciti e gli appelli dello “Sportello dei Diritti” e dell’avvocato Villani finalmente accolti

 

Finalmente Lecce è “Zona Franca Urbana.

La notizia arriva dopo le innumerevoli sollecitazioni ed appelli dello “Sportello dei Diritti” - giunti sino alla televisione pubblica nazionale con la trasmissione “Report” - che da anni attraverso interventi, pubbliche iniziative e comunicati stampa del presidente Giovanni D’Agata congiuntamente al tributarista leccese avvocato Maurizio Villani, ha invitato la politica locale sino ad oggi inerte a darsi una mossa per darsi da fare al fine di addivenire all’attuazione del provvedimento strategico affinché tutti i contribuenti leccesi godessero delle importanti agevolazioni e vantaggi previsti. 

È stato pubblicato, infatti, sulla Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2014, il decreto interministeriale che include Lecce tra le zone franche urbane insieme ad altri 10 comuni pugliesi (Andria, Barletta, Foggia, Lucera, Manduria, Manfredonia, Molfetta, San Severo, Santeramo in colle e Taranto).

Il Decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 21 gennaio 2014 apporta delle modifiche al Decreto 10 aprile 2013 recante condizioni, limiti, modalità e termini di decorrenza delle agevolazioni fiscali e contributive per le imprese delle Zone Franche Urbane (ZFU) delle Regioni Convergenza, e finalmente aggiunge la Regione Puglia tra le Zone Franche Urbane.

Come ormai noto, infatti, mentre il 19 marzo 2013 il Ministro dello Sviluppo Economico aveva approvato il Decreto attuativo delle Zone Franche Urbane, pari a complessivamente 44 zone, individuate tra le Regioni meridionali Campania, Puglia (Andria, Lecce, Taranto, Barletta, Foggia, Lucera, Manduria, Manfredonia, Molfetta, San Severo, Santeramo in Colle), Calabria, Sicilia più (in via sperimentale) i Comuni della Provincia Sarda di Carbonia-Iglesias, successivamente  il decreto del 10 aprile 2013 aveva individuato 33 Zone delle regioni Calabria, Campania e Sicilia, e in via sperimentale, del territorio dei comuni della provincia di Carbonia-Iglesias nell’ambito dei programmi di sviluppo e degli interventi compresi nell’accordo di programma “Piano Sulcis”, con la completa esclusione delle zone franche urbane pugliesi e, quindi, anche di Lecce.

Tanto è avvenuto perché la Regione Puglia aveva dichiarato di voler far fronte essa stessa con i propri strumenti finanziari agli interventi previsti per la realizzazione delle Zone Franche Urbane.

Ebbene, la dotazione finanziaria destinata dalla Regione Puglia alle Zone franche urbane ammonta a complessivi 60 milioni di euro a valere sugli Accordi di programma quadro “Sviluppo locale” del Fondo di Sviluppo e Coesione 2007-2013.

Quasi 5 milioni di euro spettano alla città di Lecce per consentire di avviare nuove aziende nelle zone franche con l’esenzione di una serie di imposte, tra cui Ires, Irap, e IMU e i contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente.

Pertanto, dopo un lungo iter burocratico, con la delibera 186 della giunta comunale leccese, le ZFU diventano realtà e, tra i beneficiari a cui destinare il 30% delle risorse finanziarie disponibili, ci saranno le imprese di nuova o recente costituzione e le imprese sociali. Il 15% ad entrambe le tipologie, siano esse formate da giovani o da sole donne. Un incentivo fruibile dietro presentazione di istanza al Ministero delle Sviluppo Economico, per 14 periodi d’imposta (14 anni), in misura piena nei primi 5 anni e con percentuali minori nei successivi. La delibera permetterà ora alla Regione di inviare al Ministero le scelte dell’amministrazione comunale. Ad emettere il bando sarà il Mise, a favore delle imprese che si insediano. A Lecce è da considerarsi Zona Franca urbana la 167 A, B e C, aree che al momento solo in parte sono in via di sviluppo, in alcune zone sono già in essere i contratti di quartiere – San Sabino- fra tutti che prevedono la riqualificazione della zona di via Bari e piazza Napoli.

Più volte, peraltro, ho sollecitato, la classe politica leccese affinché si attivasse nel più breve tempo possibile nell’attivare le ZFU, con vari articoli sull’argomento consultabili sul sito del mio studio http://www.studiotributariovillani.it/studio/index.asp:

21/02/2014 - Zona Franca Urbana (ZFU) occasione persa per Lecce;

18/01/2014 - Ulteriore appello alla classe politica pugliese e leccese. Lecce deve diventare zona franca urbana o zona a burocrazia zero purchè si sbrighi;

08/11/2013 - Zona a burocrazia zero nel ‘Decreto del Fare’;

18/10/2013 - Appello alla politica salentina affinché Lecce diventi zona franca urbana o a 'burocrazia zero';

09/10/2013 - RAI - Report di lunedì 07 ottobre 2013. Intervista all'Avv. Maurizio Villani sulla zona a burocrazia zero e sulla zona franca urbana, che sino ad oggi non sono state istituite a Lecce;

15/07/2013 - Lecce deve diventare zona franca urbana o zona a burocrazia zero purchè si sbrighi;

04/02/2012 - Zone a burocrazia zero (ZBZ) La procedura da seguire per la relativa istituzione, così come si sta facendo a Lecce;

28/12/2011 - Lecce - Zona a burocrazia zero.

Giova ricordare che le Zone Franche Urbane sono aree infra-comunali di dimensione minima prestabilita dove si concentrano programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole e micro-imprese. Obiettivo prioritario delle ZFU è favorire lo sviluppo economico e sociale di quartieri e aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale, e con potenzialità di sviluppo inespresse.

Con l’art. 37 del D.l. n. 179/2012 del 18 Ottobre 2012 l’esecutivo Monti, per dare un aiuto all’economia di alcune zone d’Italia, aveva inteso riprogrammare  le agevolazioni fiscali e contributive previste dalla legge 296 del 2006 (legge finanziaria 2007) - prevedendo a favore delle piccole e micro imprese localizzate nelle Regioni Convergenza (tutte meridionali) l'esenzione dal pagamento delle imposte sui redditi, dell’Irap, dell’IMU e dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente.

Ma operativamente le Z.F.U. non sono mai “decollate”, forse per esigenze di gettito, nonostante l’allora Ministro dello Sviluppo Economico, in data 28 ottobre 2009, arrivò ad avviare anche la stipula dei "contratti di zona franca urbana" con i sindaci dei Comuni interessati (impegni reciproci assunti dal Ministero e dai singoli Comuni per accompagnare e rafforzare l'azione di sviluppo nelle ZFU).

Orbene, ora per tali aree è prevista l'esenzione dalle imposte sui redditi fino a 100mila euro per periodo di imposta, limite maggiorabile di 5mila euro per ogni nuovo dipendente assunto a tempo indeterminato. Lo sgravio è discendente, dal 100 al 20%, nell'arco di quattordici periodi di imposta. Esenzione anche dall'Irap, in questo caso quinquennale, con esclusione di plusvalenze e minusvalenze dal calcolo del valore della produzione netta. Per i soli immobili collocati nella Zfu e utilizzati per l'esercizio dell'attività economica, scatta inoltre l'esenzione dall'Imu per quattro anni. Infine, per i soli contratti a tempo indeterminato oppure che non abbiano una durata inferiore a 12 mesi (e a condizione che almeno il 30% degli occupati risieda nell’area della Zfu), è riconosciuto l’esonero al versamento dei contributi, anche in questo caso a scalare, dal 100 al 20%, fino a quattordici anni.

Tra i requisiti di cui all’art. 37 del decreto Crescita, le agevolazioni sono aperte a micro e piccole imprese, già costituite alla data di presentazione dell'istanza, che svolgono la loro attività all'interno della Zfu e che non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali. Tra le condizioni per l'accesso agli incentivi, le aziende «che svolgono attività non sedentaria» dovranno dimostrare di avere almeno un lavoratore dipendente a tempo pieno o parziale che svolga nella sede collocata nella Zfu la totalità delle ore e di realizzarvi non meno del 25% del volume d'affari complessivo.

Per fruire delle agevolazioni, le aziende in possesso dei requisiti dovranno presentare domanda nei termini che saranno indicati nel bando del ministero dello Sviluppo economico. Nella domanda, dovranno essere indicati l'importo delle agevolazioni richiesto e le eventuali.

Finalmente un provvedimento strategico, che se ben utilizzato, darà un contributo decisivo per sostenere lo sviluppo del nostro tessuto industriale, ed offrirà al mondo delle imprese opportunità concrete per investire sul territorio.