lunedì, dicembre 31, 2007

ARTICOLO DI TIZIANO CASESA ( RINGRAZIAMENTO ALL'ON.PALMIERI )

Il Progetto

Prendete carta e penna , e iniziate a disegnare un edificio , oppure immaginatevi di stare su uno spazio vuoto e intorno a voi incomincia a costruirsi un edificio , voi protagonisti di ciò che accade , e così che si deve sentire un uomo nel costruire qualcosa , essere protagonista dell'avvenimento. Per Costruire qualcosa , bisogna essere un bravo disegnatore , e nel caso della politica , bisogna essere un bravo politico e soprattutto onesto , bisogna saper parlare ai cittadini superando la mediazione , bisogna utilizzare un linguaggio , chiaro semplice , diretto e concreto con la gente , e che è indispensabile studiare , prepararsi , lavorar sodo , bisogna aver un piano seguendolo flessibilmente , essere in sintonia con i cittadini e non sbagliare . Bisogna Capire che per giudicare una costruzione bella o affascinante , non la si può guardare solo al di fuori , ma bisogna viverla , così come la costruzione , bisogna vivere all'interno di Forza Italia per capire la propria grandezza , il proprio calore e il sentirsi a casa. F.I è stato sempre definito un partito di plastica , di manipolazione e di dittatura , ma nei giorni 12 , 13 e 14 ottobre Capì ancora di più , che questo partito è un partito trasparente , consapevole e democratico . Tutto ciò che ho scritto ne è l'insegnamento di un grande politico , ed io da studente della facoltà d'architettura ho fatto i miei esempi , ci raccontò la propria esperienza , di aver visto nascere un partito , e come ha lavorato duramente in sintonia con i suoi colleghi . Con questo concludo ringraziando di cuore da parte di tutti noi

l'On. Antonio Palmieri .

                                                                                                                           Tiziano Casesa


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ARTICOLO DI TIZIANO CASESA ( UNISICILY ORTIGIA )

L'Associazione Universitaria UNISICILY ORTIGIA, nasce per il mal contento degli studenti della facoltà di Architettura di Catania con sede a Siracusa e per la voglia di fare DAVVERO qualcosa .Ci Siamo accorti che più passa il tempo e più questa facoltà MUORE.Il Comune , la provincia , l'ersu , l'ateneo , il consorzio, si accusa a vicenda se manca qualcosa , SIAMO DIVENTATI UNO SCARICA BARILE, ed il problema che nella nostra facoltà manca tutto . Ci Siamo accorti che molti professori cambiano ogni anno e che molti di questi docenti inutili esistono solo perchè appoggiano qualche altro docente più importante di loro,non perchè siano preparati,e con il passar del tempo ci accorgiamo di studiare anche qualcosa di inutile che ci impegna molto tempo.ed IMPAZZIAMO , notiamo che molti dei nostri colleghi pensano solo a studiare comunque,e non gli importa nulla ,certo possiamo andare via,ma non è questa la soluzione da trovare.A Siracusa nella nostra facoltà,non c'è INTERNET e ciò è SCANDALOSO visto che la nostra facoltà vive d'attualità,un router costa solo 35 euro,e per distribuire la rete in tutta la facoltà basterebbero 500 euro,e non sono niente per una facoltà.è VERGOGNOSO.! Pochissimi studenti si laureano forse la percentuale più bassa in Italia,e c'è molto malcontento tra studenti e dottorandi.
 
VERGOGNA !!!!!
 
Cordiali Saluti dai componenti dell'Associazione Unisicily Ortigia e da tutti gli studenti della facoltà di Architettura.


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PER NON DIMENTICARE

Eccomi qui, ancora una volta, come un grillo parlante a dar voce ai
miei pensieri. Sono nella mia casa, in quello che forse si potrebbe
definire un guscio protetto perché circondata da oggetti che mi
appartengono: i cassetti della memoria.

Penso a te Dario, a quella immagine apparsa in TV di uno striscione
con scritto: "Dario rimarrai sempre nei nostri ricordi." La scritta
suscita in me sensazioni di sconforto, di dolore materno, ma la
sensazione peggiore che esalta di più il dolore è che proprio davanti
alla tua scuola veniva arrestato uno spacciatore ventenne. Dario: sei
morto per droga a scuola, a 15 anni.

Allora mi chiedo, "Nei ricordi di chi resterai?" Sicuramente nella
memoria della tua famiglia, ma gli altri? I famosi "amici di merende",
quelli che hanno condiviso con te quel genere di esperienza che oltre
la canna si sono "fumati" anche il ricordo? Probabilmente qualcuno si.
Il dramma che si è consumato sembra non averli scalfiti. Chissà se
dall'alto della loro incoscienza e stupidità hanno avuto solo un attimo
di riflessione? Oppure, per giustificarsi, continuano a ripetersi che
si è trattato soltanto di sfiga, che a loro non succederà mai...

Altri giovani invece sono rimasti sconcertati e toccati tanto che
proprio durante una lezione di prevenzione tenuta nella tua scuola
dall'Associazione Narconon Sud Europa ( www.narcononsudeuropa.org) si
sono ricollegati a te, ricordandoti. Non per consideranti uno
"sfigato", ma valutando il perché tu ti sia ritrovato in una situazione
simile; chiedendosi come mai non hanno capito per primi il turbamento
che può averti spinto in quella direzione. C'è chi ha compreso e deciso
che la strada migliore da percorrere non è quella che ti ha ucciso. Ma
non per questo sarai dimenticato. Ciao Dario.

Pinuccia Cambieri
Via Leoncavallo 8 - 20131 Milano
Tel. 02 36589162 Fax. 02 36589167
pinuccia@prevenzionedroghe.org

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Gli asteroidi

Gli asteroidi sono piccoli corpi celesti, chiamati anche pianetoidi, che orbitano intorno al Sole. Si pensa siano residui di pianeti che non hanno formato un pianeta. Questi mini pianeti si sono inseriti nella nostra vita più di quanto abbia fatto qualunque altro pianeta.


I meteoriti sono piccoli asteroidi che hanno colpito la Terra. Questi piccoli asteroidi illuminano il cielo nel momento in cui bruciano nell' atmosfera terrestre, dandoci l'illusione di una stella cadente. Mentre gli asteroidi più grandi sono stati addirittura ritenuti responsabili di estinzioni di massa, i più piccoli producono semplicemente un magnifico spettacolo.


La zona di asteroidi più ampia nel nostro sistema solare è la Cintura degli Asteroidi. La cintura degli Asteroidi si trova tra i pianeti Marte e Giove ed è il probabile luogo di formazione di un pianeta. Dal materiale non si è formato un pianeta ed al suo posto vi sono migliaia di asteroidi che occupano la zona. Gli asteroidi più grandi che si sono formati nella cintura sono Gaspra e Ida. Si possono trovare asteroidi anche in altri punti del sistema solare, al di fuori della cintura. Oggi si pensa che anche le lune di Plutone siano degli asteroidi.


Gli asteroidi variano di dimensione, da quella di una palla da baseball a circa un terzo della dimensione della luna. Il più grande asteroide del sistema solare è Cerere. Sono stati scoperti circa 400.000 asteroidi nel nostro sistema solare. La massa totale di tutti gli asteroidi nel nostro sistema solare corrisponde a meno della metà della massa della nostra luna.


Gli asteroidi sono considerati molto importanti per la futura utilizzazione di risorse dello spazio. E' stato proposto di utilizzare gli asteroidi come materiale per le future colonie spaziali. Gli asteroidi sono divisi in tre classi: quelli costituiti da carbonio, da silicato e da metallo. Ogni tipo contiene importanti risorse per la costruzione di una colonia su un altro pianeta. Poichè è costoso lanciare nello spazio questo materiale, una colonia spaziale potrebbe risparmiare denaro e risorse estraendolo dagli asteroidi.


I piccoli asteroidi che sono stati così importanti nel nostro passato possono ora essere altrettanto importanti nel nostro futuro.

Ulteriori informazioni e foto sono disponibili sul sito ilsistemasolare.it
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domenica, dicembre 30, 2007

Internet e Turismo

L'avvento di Internet nel settore turistico ha rapidamente trasformato gli equilibri tra gli operatori e le modalità di acquisto da parte dei consumatori.

Le compagnie aeree sono state le prime ad investire ingenti risorse nel web, con l'obiettivo di trasformare il proprio sito nel principale strumento di vendita all'utente finale, escludendo di fatto il sistema d'intermediazione tradizionale, in mano sino a quel momento ai tour operator e alle agenzie di viaggi. Le compagnie aeree, e in generale i grandi operatori dei trasporti hanno così creato un canale di negoziazione diretto con il cliente. Il  settore alberghiero invece ha trovato molte più difficoltà nello slegarsi dai canali di intermediazione a causa della maggiore frammentazione e quindi maggior debolezza delle singole strutture di fronte al mercato. Queste strutture sono difficilmente raggiungibili direttamente, ma sono raggiungibili da una moltitudine di intermediari più o meno convincenti. In particolare i consumatori rimangono spesso disorientati di fronte al numero di siti turistici che propongono la stessa struttura a condizioni differenziate.

I portali turistici che vendono viaggi online vendono gli stessi prodotti a prezzi differenti. Quindi, mentre per una struttura può essere più conveniente il sito X, per un'altra è più conveniente il sito Y. Ne consegue che il consumatore che vuole acquistare alla tariffa più vantaggiosa è costretto a lunghe e complesse ricerche.  Spesso quindi succede che sul web vince chi fa più pubblicità e non chi fa i prezzi migliori.

I portali di comparazione tariffaria non riscuotono in Italia lo stesso successo che in altri paesi (parlo per esperienza personale, dato che mi occupo della promozione di un sito che opera in diversi paesi europei), ma possono sicuramente facilitare la vita a tutte quelle persone che ricercano su Internet il risparmio e sono quindi disposte a dedicare più tempo alla prenotazione della propria vacanza.  Questo tipo di sito in realtà non vende viaggi, ma pubblicizza le tariffe ottenibili su altri siti. In pratica sono un punto di partenza per il consumatore, il quale successivamente viene indirizzato alle pagine web dove concludere l'acquisto, con l'innegabile vantaggio di comodità, semplicità e velocità.

Rimane ora una questione aperta. Perché se io mi presento direttamente presso un hotel per passare la notte pago di più che prenotando la stessa camera su Internet? Il fornitore concede tariffe più basse a chi vende su Internet  (sempre per esperienza personale, da turista) . Come dicevamo prima, nel settore alberghiero il canale diretto con il cliente non riesce a sostituire quello intermediato e, anche se il fornitore vende direttamente non lo fa mai sotto le tariffe web.  Evidentemente il fornitore non può vendere sotto le tariffe web, pena la cancellazione di contratti troppo importanti.

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Internet e Tecnologie Web nella Piccola Media Impresa

Internet e le tecnologie Web offrono enormi potenzialità, indipendentemente dalle attività svolte e dal settore di appartenenza. Le imprese che saranno in grado di sfruttare più efficacemente queste potenzialità potranno costruire vantaggi competitivi a lungo termine.

Solo dieci anni fa il World Wide Web non esisteva ancora, e nessuno avrebbe potuto prevedere il livello di connettività raggiunto oggi.  Se nessuno oggi  può prevedere esattamente che aspetto avrà l'Information Technology tra 10 anni, sicuramente un dato è certo:  sempre più persone useranno applicazioni e servizi network-hosted per il loro business. Le PMI potranno ridurre i costi interni per competere con le grandi imprese, mentre queste ultime potranno reindirizzare le proprie competenze sugli aspetti strategici e focalizzare più risorse sul proprio core business. 

Il termite IT è sempre più spesso rimpiazzato da ICT. L'integrazione di reti IP e TLC consente oggi la gestione di comunicazioni e attività coordinate, e un concreto snellimento dei processi di business. Il tutto, grazie ad applicazioni IP-based che si traducono in abbattimento dei costi, più elevate performance e valore aggiunto a beneficio della competitività.

Internet e le tecnologie web danno l'opportunità di inventare nuovi modelli di business e nuove strutture organizzative. I migliori interpreti dell'Internet business hanno capito che la tecnologia è il più importante catalizzatore nella rivoluzione del business. Non si tratta solo di utilizzare la tecnologia, ma di capire come la tecnologia rivoluziona il mercato e il modo di fare business.

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sabato, dicembre 29, 2007

ASSOCIAZIONE UNIVERSITARIA UNISICILY ORTIGIA




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IL CIOCCOLATO: UN PIACERE IRRESISTIBILE

Il cioccolato… Un balsamo che lenisce il vuoto doloroso dei mali d'amore, un rimedio prezioso per attenuare l'ansia.

Il cioccolato è indubbiamente uno degli alimenti più amati in ogni parte del mondo. La domanda nasce spontanea: cos'è che lo rende così speciale?
I più golosi risponderebbero che si tratta di una questione di gusto, di varietà o addirittura di forme particolari, ma in realtà non tutti sanno che l'alto gradimento registrato nel consumo di cioccolato si fonda su vere e proprie basi scientifiche!
Anzitutto la cioccolata agisce da catalizzatore, facilitando la produzione di endorfine, un gruppo di oppioidi prodotti naturalmente dal cervello, con un'azione simile a quella della morfina, stimolando le sensazioni di euforia e attenuando il dolore.

Dall'analisi dei componenti della cioccolata, emerge la sua sorprendente capacità di interagire con alcuni neurotrasmettitori, quelle sostanze chimiche del nostro cervello che portano messaggi tra le cellule nervose, i neuroni.

Inoltre, nel cioccolato è presente una sostanza, la teobromina, simile alla caffeina, dotata di un effetto stimolante. E sempre nel cioccolato si rinvengono alcuni composti con un'azione analoga agli ormoni, come la Fenilatilamina, liberata dall'organismo nelle fasi di innamoramento. La cioccolata quindi non soltanto è in grado di indurre piacere, ma riesce a protrarlo facendo perdurare lo stato di benessere e di soddisfazione (ad esempio, prolungherebbe lo stato di benessere che viviamo quando siamo innamorati).
Dunque è qualcosa di più del semplice piacere della gola!
Il cioccolato attrae anche perché ricco di significati simbolici. Spesso lo associamo ad una situazione di festa, di incontro, di carattere ludico, quindi di tipo familiare-emozionale.
All'idea di cioccolato si associa anche il concetto di dolce (l'80 % degli Italiani pensa che il cioccolato sia il dolce più buono in assoluto).
Avete mai notato che il cioccolato è la conciliazione di molti opposti?
E' sia solido che liquido, chiaro e scuro, dolce e amaro, …
E' opinione di molti esperti psicologi che la stessa scelta di un tipo o di un altro di cioccolato è un significativo indice di personalità. Da numerose ricerche si è evinto che chi preferisce il fondente è di solito una persona matura, in grado di accettare che accanto al dolce ci sia anche l'amaro e quindi di guardare a occhi aperti la vita; invece chi ama il cioccolato al latte è un tipo intransigente severo con se stesso e con gli altri. Non mancano peraltro interpretazioni opposte di natura psicoanalitica per cui il cioccolato al latte viene considerato un prodotto "materno" (simboleggiando l'antico bisogno della suzione), per cui gli amanti del cioccolato al latte amerebbero vivere nel passato e nei ricordi rimpiangendo, a volte, il mondo della giovinezza e della fanciullezza. Mentre quello fondente rappresenterebbe l'attacco primordiale al cibo, la necessità di mordere, di masticare. Chi preferisce il cioccolato bianco, probabilmente è una persona attenta alle scelte da compiere ma che, dopo aver meditato a lungo, sa portare avanti le proprie idee con forza.
E tu di che tipo/cioccolato sei?

Dott.ssa Daniela Fortunato
Psicologa –Indirizzo Clinico e di Comunità.
E-mail: da.fortunato@libero.it

Potete trovarmi sul sito www.psycommunity.it

cliccando sulla voce "Elenco on line psicologi" – Regione Campania.

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giovedì, dicembre 27, 2007

Auguri dalla redazione di Wine Bar, il primo reality culturale in TV

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LA MORTE HA UN COLORE..?

Ci sono immagini, parole che restano incatenate dentro di noi arrivando
a suscitare, inaspettatamente, emozioni intese: senso di gioia,
ilarità. In antitesi, altre, producono profonde riflessioni,
incredulità, desiderio di dare sfogo ad un malessere.

Ecco la notizia che sempre più frequentemente in questi giorni sta
creando questa ridda di emozioni. "LA MORTE BIANCA", perché al pari di
tante situazioni negative anche questa situazione ha l'aspetto di un
allarme sociale.

Effettivamente abbiamo mai valutato ed analizzato da cosa sono causati
molti infortuni sul lavoro? Non entro nel dettaglio laddove le
informazioni riportano che non vengono eseguite correttamente le
manutenzioni degli impianti, ma vorrei attirate l'attenzione su un dato
interessante e sconosciuto che è emerso durante una trasmissione tivù,
Reporter, una decina di giorni fa.

Stando ad un rapporto medico solo 2 autopsie su 100 vengono effettuate
per ricercare il motivo del decesso di un lavoratore, possiamo dedurre
che ci troviamo in un campo minato, tutto da verificare. Nell'attuale
sempre più persone adulte fanno uso di sostanze stupefacenti ed alcol è
normale che questa situazione anomala si ripercuota sul posto di
lavoro, ecco che nasce  la necessità di analizzare a fondo questo
fenomeno e considerare di ampliare un'educazione preventiva per i
lavoratori.

È un circuito chiuso, abbastanza impenetrabile e ostico; qualcuno ci ha
creduto e continua a crederci, altri sono diffidenti. Tuttavia, poiché
il problema esiste, non possiamo continuare a fare gli struzzi.

L'Associazione Narconon Sud Europa (www.narcononsudeuropa.org)
impegnata nella prevenzione e riabilitazione dall'alcol e droghe si
rivolge alla classe dirigente e ai sindacati proponendo interventi
rivolti a questo problema, perché la corretta finalità di questo
progetto sono vite salvate.

Pinuccia Cambieri
Via Leoncavallo 8 Milano
Tel. 02/36589162 Fax. 02/36589167
pinuccia@prevenzionedroghe.org

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martedì, dicembre 25, 2007

recensione nuova bmw serie 1 coupè

Dopo il restyling della Berlina, ecco arrivare la Coupè, in attesa della Cabrio

 

1 COUPE' DI LUSSO PER I GIOVANI

 

ALBA ADRIATICA – La gamma Bmw serie 1 si amplia grazie a una nuova proposta: la versione coupè della piccolina della casa di Monaco. La nuova sportiva bavarese, è equipaggiata con un solo benzina (135 da 306 cv) e da 2 diesel (120d da 177 cv e 123d da 204 cv), negli allestimenti Eletta, Futura, MSport. Esteticamente l'auto è una sportiva purosangue, che riprende accentuandole le linee grintose della Serie 1 Berlina. Della Berlina riprende il frontale sportivo con i fari rettangolari allungati, la mascherina doppioscudata (un must in BMW). Di nuovo invece ha tutto ciò che parte dal montante centrale in giù. Infatti è lunga di 12 cm in più rispetto alla 1 classica, e presenta una coda filante ed aggressiva (bello il taglio grintoso dei fari posteriori, che danno una carica ancor più esplosiva alla grintosa coupè). Entrando dentro ci si ritrova dentro una coupè di classe. A partire dalla conformazione sportiva della pedaliera e dei sedili (bassi, per una guida quasi da kart), continuando per il taglio sportivo della plancia (nera con gli inserti alluminio, che esaltano la sportività dell'abitacolo) e concludendo con il poco spazio a disposizione dei passeggeri posteriori (ogni coupè è fatta cosi, come se fosse un segno distintivo della categoria), si capisce di trovarsi di fronte a un peperino scattante e aggressivo. Ed ora il momento del test drive. La Serie 1 Coupè guidata è stata la 123d MSport da 41680 €. Quest'auto, che va ad ampliare la Gamma Serie 1, e il nutrito gruppo di Coupè BMW (Z4, Serie 3, Serie 6), si presenta come una sportiva abbastanza a buon mercato, con tutte le doti di cattiveria e sportività delle sorelle maggiori. Infatti esaminando velocemente il corpo vettura si notano le linee fluenti e aggressive che danno importanza al veicolo   e salendo a bordo tutto esprime la sportività del mezzo. Su strada l'auto non può che essere aggressiva e brillante, grazie al poderoso 2000 turbodiesel da ben 204 cv, che assicura una massiccia dose di divertimento alla guida, in tutto relax e cosa importante, con consumi ridotti rispetto a quello che si potrebbe pensare (quasi 20 km con un litro di gasolio). Infine i prezzi. Per la versione a benzina prezzo unico: 41500 € della 135 MSport; per i diesel invece si va dai 30900 € della 120d Eletta ai 36850 € della 123d MSport

 

 

Bruno Allevi

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lunedì, dicembre 24, 2007

Le donne americane

Chi come me è cresciuto vedendo film e telefim americani si è fatto un'
idea sulle donne americane.
Trovatemi un telefilm con ragazze brutte o grasse. Trovatemi un film con
donne sformate o addirittura vecchie!

La nostra idea della tipica americana è questa: naturamente è una WASP (cioè
bianca, di origini anglosassoni e protestante), bionda, con un fisico da
modella, e naturalmente super-figa.

Nella nostra immaginazione le americane sono tutte così.

Se prima o poi farete un viaggio negli USA cambierete idea prima ancora di
uscire dall' aeroporto...

Iniziamo col dire che le wasp sono in via di estinzione, nel senso che la
maggior parte delle donne appartiene ad altre etnie. In ogni caso è impossibile
distinguere una wasp da un' irlandese o da un' italiana, ma non è questo
il punto. Il punto è che la maggior parte delle donne che vi capiterà di
incontrare in America appartiene ad etnie differenti, a volte mescolate tra
loro. Mi spiego. oltre alle afroamericane e alle ispaniche ci sono un sacco
di altre razze: asiatiche, indiane (nel senso proprio dell' India, non nel
senso di native americane), medio orientali, ecc. Di donne alla Cameron Diaz
(che però come si evince dal nome NON è americana!) neanche l' ombra.

A volte la mescolanza di queste varie etnie genera risultati davvero notevoli,
ma raramente vi capiterà di incontrarne.

Il vero problema è un altro. Scordatevi le bagnine di Baywatch o le Charley's
Angels... Quasi tutte le americane che incontrerete saranno enormi ammassi
di carne informe, altro che strafighe!
E' incredibile notare che anche la maggior parte delle teen ager ha problemi
di peso.
Cioè, ragazze carine ce ne sono, naturalmente, ma la maggior parte delle
donne è costituita da ciccione-scoreggione e pure antipatiche.

Di seguito vi illustrerò le diverse tipologie di donne americane.

Nei locali: quando siete in un bar la cameriera che vi porterà il caffè sarà
una cicciona che avrà cura di rovesciare un po' del contenuto della vostra
tazza sul tavolo.
Voi la guarderete con un' espressione interrogativa che sottindende il fatto
che non è una troia solo perchè è un cesso, e lei sbrodolerà una serie di
parole, mischiate alle quali capterete anche un "fuck you" o un "son of bitch".
E se ne andrà agitando l' enorme culo.

Da McDonald's: tutte le lavoratrici sono bionde e hanno minimo una settima
misura di reggiseno. Anche il resto del corpo è proporzionato (o meglio sproporzionato).
Quando lo stronzo davanti a voi in fila se ne andrà la cassiera urlerà: "NEEEEXT!"
e inanto continuerà a raccontare alla sua collega quanto ce l' aveva lungo
il tipo con cui è uscita la sera prima. Sempre masticando una gomma gigante
con la bocca aperta.
Non appena avrete pagato vi starnutirà sulle patatine.

Le mamme: tutte le mamme sono afroamericane. Non esistono mamme di altre
etnie in America. O almeno io non ne ho viste. Vanno in giro con il loro
quintale di carne trascinandosi dietro bambini rasati a zero intenti a divorarsi
cosce di tacchino. Le mamme in genere mangiano coni alla vaniglia di circa
mezzo chilo.

Le ragazzine: a volte capita di incontrare ragazze carine, ma solo perchè
il processo decompositivo non è ancora iniziato. Anche loro subiranno la
metamorfosi irreversibile che è toccata alle loro connazionali. Le ragazze
dei telefilm non esistono.

Le cameriere negli hotel: queste sono tutte ispaniche e anziane. Le cameriere
alte, bionde, con abiti corti, calze autoreggenti e tacchi a spillo non esistono.

Le bagnine: non esistono, sono tutti uomini.

Le sexy infermiere: per mia fortuna non sono mai entrato in un ospedale americano,
ma penso siano uomini travestiti da infermiere.

Le poliziotte: ne ho incontrata una che era bella e stronza ma è stato un
caso isolato. Vi ricordate la bionda di Chips? Scordatevela. Quelle vere
sono incredibilmente basse oltre che grasse. Sono frustrate, separate dai
mariti, con colleghi e superiori stronzi, quindi la sola cosa che può in
qualche modo alleviare le loro sofferenze è impallinare qualche turista.
Quando le incontrerete loro vi guarderanno con aria di sfida sperando che
voi combiniate qualche cazzata in modo da poter finalmente usare l' arma
che hanno in dotazione.

Le donne pilota: ho avuto l' onore di farmi portare in giro da una rossa
di fuoco. Quindi era molto probabilmente di origini irlandesi.

Le donne autiste di bus: come per le poliziotte solo che non sono armate,
quindi devono scaricare tutta la loro rabbia sul clacson (che usano come
se fosse una Browning 0.50).

Le puttane: che ci crediate o no non sono mai andato a puttane in America,
ma sono convinto che, a meno di pagare cifre astronomiche, il livello qualitativo
sia piuttosto basso.

Le cassiere dei supermercati: qui l' America da il meglio! Sono quasi tutte
giovanissime, ragazze madri e naturalmente grasse. Masticano sempre gomme
giganti e sono truccatissime. Vanno al lavoro in Geo Metro o in autobus,
mai in bicicletta (altra cosa che vogliono farci credere i film).

Le donne che di giorno lavorano in una fonderia e di notte fanno le ballerine:
MA VAFFANCULO, VA!!!

Diego Baraldi
www.viaggimiei.net

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Gli uomini americani

Dato che dalla nascita ci becchiamo diverse ore al giorno di film e telefilm
americani, risulta normare credere che gli uomini americani siano fatti in
un certo modo.
Basta un viaggetto negli USA per rendersi conto che quanto mostrato al cinema
o in televisione non corrisponde a verità.
Iniziamo col dire che il mitico John Smith non esiste. Avrete invece a che
fare con i vari Gomez, Mario, Dimitri, Mustafa, Singh, ecc.

Voglio ora analizzare le varie tipologie di uomini americani cine/televisivi
e confrontarli con quelli che ho visto di persona.

I bambini: tutti i bambini sono belli, intelligenti, figli di ricchi, vivono
in case di 3 piani con giardino e vanno bene a scuola.
Nella realtà i bambini americani sono obesi (ovvio), sono tutti afroamericani,
vivono in miniappartamenti e i genitori fanno lavori schifosi e guadagnano
poco. A scuola fanno schifo.

I 16/17 enni: nei film sono tutti biondi e belli, vanno al liceo in Hummer
o in Corvette, sono tutti capitani della locale squadra di football, e cosa
più importante, chiavano tutti come dannati.
Nella realtà sono tutti afroamericani o ispanici, decisamente brutti, non
vanno a scuola, fanno uso di droghe sintetiche,e cosa più importante, si
ammazzano a seghe.

Gli universitari: presentano caratteristiche simili a quelle dei liceali.
Le uniche differenze sono che hanno ancora più soldi pur non facendo un cazzo
dalla mattina alla sera perchè se li fanno dare dal padre che è sempre un
avvocato e fanno ancora più sesso.
Nella realtà gli universitari americani vanno in autobus, hanno vestiti usati
e si ammazzano a seghe. Quelli che hanno la ragazza sono sfigati perchè lei
non gliela molla e in ogni caso si ammazzano a seghe.

I trentenni: nei film i trentenni sono tutti professionisti affermati (medici,
giornalisti famosi e naturalmente avvocati). In alternativa possono essere
vice presidenti di un' importante società. Vivono in appartamenti che sembrano
design hotel, hanno tutti la Porsche e si fanno una modella diversa ogni
sera che rimorchiano un un bar di tendenza.
Nella realtà i trentenni americani sono disoccupati o lavorano in un fast
food, vivono con la madre (il padre è morto di infarto o ictus), sono obesi,
hanno tutti i baffi, e se va bene hanno una macchina scassata degli anni
80. Scopano poco o niente e la cosa li rende irritabili. In genere si ammazzano
di seghe con internet.

Gli uomini di affari: nei film vestono Armani, vanno al lavoro in taxi, si
scopano la segretaria e naturalmente sono belli.
Nella realtà sono ciccioni, hanno abiti vecchi e stropicciati, scarpe non
lucidate, il collo della camicia nero e consumato, hanno un Casio e vanno
in metropolitana. In genere si ammazzano di seghe.

I quarantenni: nei film i quarantenni sono miliardari (in dollari), hanno
per moglie una ex modella che rimane tutto il giorno a casa a fare un cazzo,
hanno 2 bambini (un maschio e una femmina) bellissimi, hanno il cane, hanno
tutti una top model come amante, vanno in palestra, e vanno in giro in Ferrari.
Nella realtà i quarantenni sono disoccupati o puliscono i cessi in qualche
ristorante.
Non hanno la macchina perchè non possono permettersela. Non scopano e si
ammazzano a seghe (non avendo il pc fanno a memoria o guardando cassette
porno).

I cinquantenni: nei film i cinquantenni sono come minimo presidenti degli
Stati Uniti. In realtà i cinquantenni non esistono perchè sono tutti morti
prima di infarto o ictus.

Altre categorie di americani:
I benzinai: tutti i benzinai sono bianchi, sono stati in Vietnam, sovrappeso,
hanno i baffi e nascondono una Glock nel giubbino della Exxon. Nel tempo
libero si ammazzano di seghe. Tutti i dipendendenti invece sono portoricani.

I poliziotti: i chips non esistono. Se rimanete a piede in qualche tangenziale
di Los Angeles verrete quasi certamente rapinati, poi violentati e poi uccisi
da qualche camionista. I poliziotti normali sono ovviamente grassi, hanno
i baffi, sono pelosi e non fanno sesso neppure con le puttane che minacciano
di arrestare se non gli fanno un servizietto. Si ammazzano quindi di seghe.

I camionisti: tutti i camionisti sono omosessuali e circoncisi. Hanno un
AR-15 in cabina e guidano indossando solo una maglietta e un paio di Ray
Ban. Sotto sono nudi e naturalmente hanno i baffi. Inutile dire quali sono
le loro abitudini sessuali.

Gli autisti di bus navetta: tutti gli autisti sono afroamericani o ispanici,
settantenni, e magri perchè non hanno i soldi per mangiare. I soldi devono
darli tutti ai nipoti per comprarsi il crack. Non praticano autoerotismo
per raggiunti limiti di età.

I taxisti: tutti i taxisti sono indiani o pakistani. Mangiano schifezze da
fast food e rimangono seduti in auto anche per 18 ore al giorno. Tutto ciò
genera stitichezza e gas intestinali ad alto rischio biologico che vengono
sprigionati in auto. Quando li vedete semisvenuti con lo sguardo fisso nel
vuoto è perchè si stanno soffocando con le loro stesse scoreggie. Prendete
un altro taxi.

I gestori di tavola calda con grembiule bianco, bustina bianca, matita sull'
orecchio che sorridenti vi servono torta di mele e tazzona di caffè: MA VAFFANCULO,
VA!!!

Diego Baraldi
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sabato, dicembre 22, 2007

Ancora problemi radioattività per Saluggia

Che la zona di Vercelli stia vivendo una grave situazione dovuta alla contaminazione nucleare non è più un mistero (grazie soprattutto all'informazione raccolta e diffusa dalla rete). Se ne è parlato per diverso tempo e ciò che è emerso è una situazione piuttosto critica e forse addirittura allarmante. Tempo fa una contaminazione da Sr 90, betaemettitore radioattivo, si è sparsa in maniera incontrollata all'esterno della piscina Eurex, gestita dalla società Sogin (la società che si occupa della gestione dei rifiuti nucleari italiani). Sulla cattiva gestione di quest'ultima bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Ma ciò di cui bisogna parlare oggi è degli inquietanti aggiornamenti diffusi dall'Arpa Piemonte (che è l'ente regionale atto a monitorare le attività ad impatto ambientale). Sulla nuova documentazione diffusa si possono leggere i risultati delle ultime rilevazioni effettuate lungo i pozzi presenti sul territorio. Ma prima di tutto, per capire meglio di cosa si sta parlando, occorre fare una premessa.

Presso il sito Eurex, in località Saluggia, sostavano da anni i residui radioattivi della passata attività nucleare italiana (circa l'80% del totale delle scorie italiane). Dopo le denunce fatte da alcuni giornalisti sono state effettuate dall'Arpa le dovute verifiche e ciò che è emerso è che il sito Eurex, di proprietà della Sogin, pare abbia una falla nella sua piscina di stoccaggio, piscina situata all'interno dei recinti dell'Eurex stessa. La Sogin nega. Il tempo passa e dopo alcuni mesi la perdita si estende anche all'esterno dei confini della struttura. Sono molti, quindi, i siti (sorgenti e pozzi sia pubblici che appartenenti a semplici cittadini privati) dove sono stati riscontrati quantitativi di Sr 90, sia pur in dose non allarmante (secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità). La Sogin non commenta. La Regione Piemonte invoca l'intervento del Governo, visto anche che col passare del tempo i valori della radioattività riscontrata nei siti contaminati sono in aumento. I vari Governi discutono, prendono tempo, chiedono chiarimenti... e la fuoriuscita radioattiva continua la sua espansione (non dimentichiamo che in zona c'è anche l'acquedotto del Monferrato che serve circa 90.000 famiglie). Alcuni mesi fa un provvedimento straordinario (viziato in partenza dal noto conflitto d'interessi del generale Jean che fino al dicembre 2006 fu contemporaneamente presidente Sogin e Commissario Delegato del Governo alla Sicurezza Nucleare) rendeva possibile lo spostamento delle scorie radioattive dal sito Eurex (di proprietà della Sogin) al vicino sito Avogadro (appartenente ad una holding di proprietà della Fiat), sia pure temporaneamente. Infatti le scorie pare non potranno stare in questo sito per più di tre anni, dopo di che, pare, verranno riprocessate in Francia (per poi però ritornare in Italia dopo circa due decenni... ma non si sa ancora in che località). Il trasferimento di scorie ha avuto inizio. Il nuovo sito individuato ospita già alcune di queste barre di URANIO e il trasloco terminerà nel 2008.

Ma arriviamo agli ultimi aggiornamenti diffusi dall'Arpa Piemonte. La cittadinanza aveva già sollevato dubbi sul fatto che il sito Avogadro fosse idoneo a ricevere nuove scorie e, come volevasi dimostrare, prima ancora che sia stato completato il trasloco dell'intero carico delle barre radioattive, l'Arpa, nel suo rapporto (ottobre 2007) parla di "contaminazione da Sr-90, da Co-60 e da H-3 nel pozzo P3 della vecchia rete Enea posto immediatamente a valle del sito Sorin-Avogadro (che) indica questo sito come probabile fonte della contaminazione rilevata e impone quindi la necessità di ulteriori approfondimenti nel monitoraggio di tutto il comprensorio nucleare di Saluggia in stretta sinergia con Apat e con tutti gli Esercenti degli impianti". Pare proprio che la struttura di proprietà della Fiat presenti, secondo l'Arpa, una perdita relativamente consistente proprio a ridosso della parte esterna della sua recinzione. Quindi, se non si farà nulla, queste barre di uranio dovranno alloggiare per tre anni in quello che la cittadinanza locale ha definito "un vecchio deposito abbandonato" (cioè il sito Avogadro) che già pare presenti fuoriuscite esterne.

A quanto sembra Vercelli, e soprattutto la piccola cittadina di Saluggia, continueranno la loro epopea ambientale. E' necessario che si faccia qualcosa in fretta, che si parli il più possibile del problema anche sui giornali nazionali (almeno su quelli che non sono editi dalla Fiat) al fine di accelerare i tempi per risolvere una faccenda che potrebbe rivelarsi molto pericolosa in un futuro forse anche prossimo.

La gestione della passata attività nucleare italiana è stata fallimentare e comporta ancora adesso conseguenze di inaudita gravità. E' inconcepibile come oggi si ritorni a parlare di ripristino del nucleare nel nostro Paese quando siamo poi costretti ad assistere ad episodi di tale entità.

No al nucleare. Si intervenga su Saluggia.



Enrico Miceli (giornalista freelance) 



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mercoledì, dicembre 19, 2007

Viaggiare con bambini: 10 modi per fare sesso (senza che loro se ne accorgano)

Il più grande problema che si presenta quando si viaggia con bambini è il
sesso. Nell' impossibilità di attendere la fine della vacanza, ho messo a
punto 10 metodi estremamente validi per poter fare sesso senza che loro se
ne accorgano.

Esaminiamoli uno per uno.

1° metodo: è il più semplice, ma è valido solo se i bambini sono piccoli.
Quando dormono si può "operare" anche nella stessa stanza avendo cura di
non fare il minimo rumore. Se si alloggia in appartamento il problema non
esiste: basta andare in cucina. In questo caso è anche possibile insultare
la partner come nei porno (sperimentato personalmente da me all' isola d'
Elba).

2° metodo: valido in hotel, anche con bambini grandi. Quando dormono ci
si chiude in bagno e si agisce. Funziona meglio la mattina presto, quando
i bambini, piuttosto di svegliarsi si farebbero prendere a frustate. I preliminari
vanno ridotti al minimo e non si può urlare. Se si schiaffeggia la partner
sulle natiche non bisogna fare troppo rumore (sperimentato personalmente
da me a Maiorca).

3° metodo: quando si alloggia in hotel-villaggi con bambini medio grandi.
I mini club, che sono presenti in tutti i villaggi, esistono apposta per
dare un po? di pace a mamma e papà. C' è anche un ora o più a disposizione.
Si può tranquillamente tornare in stanza e fare sesso come dannati. Se si
incontra la cameriera che rifà il letto, si può coinvolgere anche lei e fare
una cosa a tre, specie se giovane e proveniente dall' Europa dell' est e
quindi gnocca. Bisogna urlare e tenere la finestra aperta per questioni di
prestigio (sperimentato personalmente da me a Cervia).

4° metodo: quando si dispone di un' auto e si hanno bambini medio grandi.
Sulla riviera romagnola (ma anche da altre parti) ci sono molti centri commerciali
attrezzati con recinti dove lasciare i bambini a giocare, controllati da
un' animatrice. Solitamente si dispone di mezz' ora, ma è sufficiente per
una sveltina in un cesso (sperimentato personalmente da me al Bennet di Comacchio).


5° metodo: quando si fa un lungo e noioso viaggio in auto i bambini a volte
si addormentano. Si può fare sesso quasi di ogni tipo rispettando il limite
di 130 km/h in autostrada e di 90 sulle statali. Metodo particolarmente rischioso
che non mi sento di raccomandare (sperimentato personalmente da me sulla
A14).

6° metodo: quando si fa amicizia con un' altra coppia con bambini in spiaggia.
Capita spesso che i bambini, quando trovano nuovi amici in spiaggia, vadano
a giocare sotto il loro ombrellone. Una volta verificata l' affidabilità
della coppia ospite si può prendere la scusa di andare a bere qualcosa al
bar. A qual punto basta chiudersi in una cabina e agire. In questo caso si
acquista enorme prestigio facendo versi stile film porno in modo che i passanti
sentano (sperimentato personalmente da me a Bellaria).

7° metodo: se si ha la sfortuna di andare in vacanza con genitori, zie,
fratelli, suoceri, ecc., almeno si sa a chi lasciare i bambini! (mai sperimentato).

8° metodo: valido solo su spiaggia deserta. Se si pianta una tenda tipo
igloo su una spiaggia deserta ci si possono chiudere dentro i bambini inventandosi
il gioco della prigione. E' sufficiente dotarli di un lettore dvd portatile
per tenerli fuori combattimento anche per più di un ora. Poi si può operare
all' aperto (Sperimentato personalmente da me sullo spiaggione sul Po a Cremona).

9° metodo: valido in qualunque luogo con bambini di qualsiasi età. Basta
uscire la sera a turno e fare sesso con chi si vuole. Metodo estremamente
valido la cui efficacia dipende esclusivamente da quanto si vuole spendere
(per gli uomini) e da quanto una è gnocca (per le donne). Sperimentato personalmente
da me a Ibiza (e dove altrimenti?).

10° metodo: qui siamo veramente al top (in tutti i sensi). In un volo intercontinentale
notturno, quando i bambini finalmente dormono, basta chiudersi in uno dei
cessi dell' aereo. Tanto loro non possono andare da nessuna parte (sperimentato
personalmente da me su un volo JFK-MXP).

Diego Baraldi
www.diegobaraldi.com

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1990: in missione oltre la cortina di ferro

Nel 1990 l? Europa stava cambiando, anzi in parte era già cambiata. Il muro
di Berlino era caduto e l? Europa dell? est si stava lentamente aprendo all?
occidente. Prima che fosse troppo tardi dovevo andare di persona oltre ?la
cortina di ferro?. Prima di quel viaggio avevo trascorso alcuni anni ad occuparmi
della sicurezza della Patria, ed avevo fatto diversi soggiorni a spese dello
stato nel nord est (Veneto e Friuli). Eravamo pronti a respingere un? invasione
da parte della Russia e dei suoi alleati che naturalmente non c? è stata.
In pratica passavamo il tempo a scovolare i nostri 155-23, fumare canne
e bere superalcolici.

Sono andato da solo e all? epoca non avevo una grande esperienza di viaggi,
così mi sono iscritto ad un tour in pullman che prevedeva il seguente itinerario:
Brescia ? Lubiana ? Budapest ? Vienna ? Klagenfurt ? Brescia. Prevedevo che
il viaggio in pullman fosse una grande rottura di coglioni (e infatti è stato
così) e dato che l? agenzia mi aveva detto che i viaggiatori erano per la
maggior parte pensionati, la mia preoccupazione era che di fianco e me si
sedesse qualche vecchia rompicoglioni che voleva raccontarmi la storia della
sua vita, dei figli, dei nipoti, dei vicini di casa, ecc. Mi sono quindi
premunito acquistando un walkman, che all? epoca era ovviamente un mangiacassette,
dato che gli mp3 non erano ancora stati inventati. Ho fatto tutto il viaggio
immerso in Bon Jovi, Tesla, Europe e simili per timore che qualcuno attaccasse
bottone.

Partiamo da Brescia la mattina e alla volta di Padova non ne potevo già più.
Ero già stato a Parigi in Pullman, ma che palle? Mi ero messo in mente di
vedere alcune cose oltre ?la cortina? dato che prima di partire mi ero fatto
una scorpacciata di filmacci di spionaggio anni 60 e 70 tipo Harry Palmer
e James Bond. Mancava poco alla frontiera di Fernetti ed io speravo di non
restare deluso. Eravamo prossimi al momento della verità? Poco dopo Trieste
c? è Fernetti, dove si accede alla Slovenia (ma all? epoca era ancora Jugoslavia
e ci voleva il passaporto!). Passiamo in 2 secondi il controllo italiano
e ci fermiamo sul versante jugoslavo. Io fremevo, incrociavo le dita, guardavo
dai finestrini ma non vedevo niente. L? autista ha aperto la porta dell?
autobus ed ha fatto salire i 2 agenti. Il primo aveva in mano il timbro,
cazzo, è andata male, ho pensato. Sale il secondo agente, e si, cazzo! Ce
l? aveva! Aveva un AK-47 in spalla! Aargh! Io sgodazzavo e grugnivo come
un attore di film porno. Ero proprio soddisfatto! Conoscevo bene, almeno
a livello teorico, il Kalashnikov (perché per combattere il nemico devi prima
conoscerlo), e la cosa inquietante era che non teneva il selettore su ?sicura?
ma su ?colpo singolo?. Non so se avesse anche il colpo in canna ma insomma?
Però almeno non era un fanatico esaltato che teneva il selettore su ?raffica?
come invece, ai miei tempi, ero io. Io tenevo sempre il selettore del mio
FAL su ?A?. Fanculo, sapevo bene che almeno 18 dei 20 venti colpi sarebbero
stati sprecati, ma la musica (perché di musica si tratta) di una raffica
di 7,62 ha il potere di riempire di sangue i corpi cavernosi del pene. Traduco
per chi non ha conoscenze mediche avanzate: te lo fa venire duro. Non è che
io considerassi il mio fucile come un prolungamento dell? uccello, no, il
mio fucile ERA il mio uccello. Punto e basta.

Andiamo avanti verso Lubiana e non ho notato grosse differenze, a parte naturalmente
le auto: una marea di simil-fiat prodotte in qualche posto all? est. Per
il resto tutto abbastanza normale. Arriviamo a Lubiana dove era previsto
il primo pernottamento. La periferia era come quella di qualsiasi città e
c? erano anche concessionarie di auto occidentali e la cosa mi ha molto deluso.
In giro oltre alle finte 124 c? erano anche delle Golf. Pazienza. L? albergo
era un palazzone grande e grosso e le stanze erano come me le aspettavo,
cioè con arredi anni 60. La doccia era divertente: io non sono un gigante
ma il doccino che usciva dal muro era fissato a non più di 1 metro e mezzo
dal pavimento, quindi bisognava lavarsi in ginocchio. Una doccia per elfi.


La cena era prevista nel ristorante dell? hotel dove ho mangiato proprio
male. Ero seduto al tavolo da solo e pensavo ai cazzi miei quando arriva
una ragazza, che faceva parte della comitiva ma che non avevo ancora notato
( e ti credo?), e mi chiede se può sedersi. Ok, faccio io. Non era un gran
che, cioè fisicamente non era male, ma era la classica tipa da sacchetto
di carta in testa. Aveva 4 o 5 anni più di me e viaggiava sola. Cazzo, questa
mi si appiccica, ho pensato.

Abbiamo cenato insieme e poi stavo meditando sul da farsi. Sfruttare l? occasione
o lasciar perdere? Se fosse stata una come Paola Barale (per la quale all?
epoca andavo pazzo) non avrei avuto dubbi, ma questa, insomma? Mi propone
di fare un giro in centro. E? stata una buona idea perché la città si è rivelata
veramente carina. La zona centrale era piena di gente e di locali pieni di
giovani. Mi ero fatto un? idea del tutto sbagliata dell? Europa dell? est.
Forse siamo ancora troppo vicini all? Italia, ho pensato. Adesso non so
come sia, ma 17 anni fa i prezzi erano ridicoli. Abbiamo bevuto in un bar
all? aperto spendendo pochissimo. Intanto io continuavo a pensare: me la
faccio o no? Non ero molto caldo, perché sostanzialmente lei era un cesso.
All? epoca io ero libero e vivevo di avventure della durata massima di 1
settimana, quindi una più, una meno non avrebbe fatto alcuna differenza.
Rientriamo in albergo, ed arrivati davanti alla sua stanza lei ha fatto:
?beh?buonanotte??. Ma chi se ne frega, ho pensato. Le ho chiesto:?bevi qualcosa
nella mia camera?? ?Ok? ha risposto lei, che ovviamente non ha colto il
doppio senso. Ho fatto il mio dovere. Fanculo.

Quando mi sono alzato la mattina dopo speravo che la cosa fosse finita li,
nel senso che volevo proseguire il viaggio pensando ai cazzi miei, guardando
il paesaggio e ascoltando hard rock. Me la trovo a colazione e mi fa: ?Allora??
?Allora cosa?? ho detto io. ?Mi riferisco a noi? Ma che cazzo si era messa
in testa? ?No, guarda, non esiste nessun noi?? ?Ma come? Dopo ieri notte??
?Si, guarda, è meglio così. Però se vuoi restiamo amici?? Mi ha mandato affanculo!
Beh, se non altro me ne sono sbarazzato.

Lasciamo Lubiana e varchiamo il confine virtuale con la Croazia. Il paesaggio
era bellissimo. Abbiamo attraversato vallate, zone agricole, paesini. Purtroppo
c? erano un sacco di trattori: io speravo di vedere aratri trainati da buoi,
ma niente di tutto questo. Ancora una volta l? idea che mi ero fatto dell?
est era completamente errata. Comunque il panorama da Zagabria al confine
con l? Ungheria era veramente molto bello. Varchiamo la frontiera senza intoppi.
Io speravo che mi trascinassero in uno stanzino, mi puntassero una lampada
in faccia e mi accusassero di spionaggio. Ma io avrei dichiarato solo: nome,
grado e numero di matricola... L? agente di turno (non ho visto cosa avesse
nella fondina ma speravo si trattasse di una Makarov) ha timbrato i nostri
passaporti senza neppure guardarli. Strano non dover compilare un modulo
in triplice copia. Ad Harry Palmer l? avrebbero fatto compilare.

Subito dopo il confine ungherese, in direzione del lago Balaton ci fermiamo
in un paesino per il pranzo. Le cose qui erano un po? diverse. Neppure un?
auto occidentale e nonostante il paese fosse in perfetto ordine non si respirava
aria di benessere. Per esempio: la gente era vestita normalmente ma con vestiti
non di marca, le macchine erano molto poche ed i negozi erano abbastanza
semplici. C? era però incredibilmente un negozio di strumenti musicali con
una chitarra elettrica in vetrina. Era una copia a basso costo di una Fender
Strato. Nella nostra comitiva c? era una coppia di cinquantenni che avendomi
visto da solo mi hanno invitato al loro tavolo. Io vestivo con jeans, maglietta,
scarpe Nike e giubbino in jeans, sul quale avevo applicato un gigantesco
distintivo da paracadutista perché ci tenevo che gli altri sapessero quanto
ero coraggioso. Si, perché bisogna chiarire un paio di punti:

Punto primo (mi sembra di essere Verdone?): non esiste il termine ?ex paracadutista?.
Se uno è stato paracadutista a 20 anni, lo sarà per il resto della vita.
E? chiaro per tutti questo punto?

Punto secondo: NOI paracadutisti, per definizione, abbiamo i coglioni. Voi
comuni mortali? beh? lasciamo perdere?


Allora, al ristorante i miei due nuovi amici hanno visto il distintivo così
hanno iniziato le solite domande alle quali avevo già risposto un migliaio
di volte. Tra un boccone e l? altro (chiaramente il cibo era pessimo) ho
iniziato a raccontare. Ho premesso che il mio corso, pur essendo organizzato
dall' ANPDI, non prevedeva i famosi lanci "di interesse militare". Cioè,
il materiale utilizzato era sostanzialmente lo stesso, quello che cambiava
era la posizione in uscita: non quella raccolta a testa bassa con le mani
sul ventrale tipica dei militari, ma invece quella aperta "ad arco" tipica
del paracadutismo sportivo. L' idea era infatti di progredire fino alla caduta
libera, cosa che poi non è accaduta causa un piccolo incidente in atterraggio
che mi ha un po' scombussolato e fatto perdere quel poco sangue freddo che
avevo. La prima domanda che in genere ci si sente rivolgere è questa: ?E
se il paracadute non si apre?? Al che io rispondo: ?Se è stato ripiegato
in modo corretto si apre sempre. E comunque c? è sempre il paracadute ausiliario,
ed è (quasi) impossibile che tutti e due i paracadute decidano di prendersi
un giorno di libertà contemporaneamente?. Detto tra noi: il paracadute ausiliario,
chiamato anche ?emergenza? secondo me non serve a nulla (almeno non quando
siete al primo lancio). Nell? improbabile caso di un malfunzionamento al
paracadute principale, nei vostri ultimi 15 secondi di vita non riuscirete
MAI e poi MAI a tirare la maniglia. Ho saputo che la maggior parte degli
incidenti mortali (esclusi quelli in atterraggio) si sono verificati per
il mancato azionamento (azionamento, non funzionamento) dell? ausiliario.
Ai miei tempi non si usava la capsula variobarometrica (quella che apre automaticamente
il pacco dell? ausiliario nel caso non venga azionato manualmente) nei lanci
ad apertura vincolata, adesso per fortuna si. Altra domanda: ?Ma non avevi
paura?? Che domanda del cazzo? Provateci un po? voi a lanciarvi nel vuoto
da diverse centinaia di metri di altezza e poi fatemi sapere. In genere la
mia risposta è: ?Paura? No: mi cagavo addosso!? Se un presunto paracadutista
vi dice che non aveva paura (almeno nei primi lanci), le possibilità sono
3: 1-non si è mai lanciato, 2- è un bugiardo, 3- è completamente deficiente.
E poi si prosegue: ?Raccontaci del tuo primo lancio?? Io premetto sempre
che una cosa simile non potrà mai essere descritta accuratamente però inizio
a raccontare del momento della vestizione, del controllo dell? equipaggiamento,
delle gambe di gelatina prima di salire sull? aereo? Ti assicuri che il DL
agganci veramente la tua fune perché così ti hanno insegnato (fare un lancio
vincolato con la fune sganciata potrebbe rovinarvi la giornata). Quando sei
sull? aereo hai sempre ed unicamente un solo pensiero per la testa. Non è
il classico ?ma si aprirà o no?? No, la sola cosa che si riesce a pensare
è ?Ma chi cazzo me l? ha fatto fare?? E intanto l? aereo sale sempre di più
ma tu non riesci neppure a goderti il panorama. Ti sfiora persino il pensiero
di tornare a terra con l? aereo ma poi sai che verresti deriso per l? eternità?
Una parte di me non vedeva l' ora di saltare per scoprire cosa si provava,
un' altra parte sperava fino all' ultimo che il lancio venisse annullato
per qualsiasi motivo: non so, peggioramento delle condizioni meteo, improvvisi
problemi intestinali del pilota, cose così...

Ho sentito il DL che ha gridato ?MOTORE!!? : era il momento, a quel punto
era troppo tardi per fare marcia indietro. Ho controllato per la centesima
volta che i cosciali fossero chiusi, ho fatto un respiro profondo e poi?
mano sinistra, mano destra (rumore del motore e vento relativo fortissimo),
piede sinistro. Impossibile dire cosa provavo in quel momento: ero mezzo
dentro e mezzo fuori dall' aereo e sotto di me solo 700 metri di aria. "Dev'
essere solo un sogno" ho pensato "è impossibile che stia sul serio facendo
questa cosa". Ho guardato il DL sperando che incrociasse le braccia, e quello
per tutta risposta mi ha mostrato il pollice alzato! Mi sono lanciato! Ero
un paracadutista... Quando siete al vostro primo lancio da questo istante
lasciate il mondo reale e vi ritrovate per i 3 secondi successivi ?ai confini
della realtà?. Piomberete in una specie di stato di trance nel quale non
vi renderete assolutamente conto di nulla, e vi dimenticherete anche che
avreste dovuto fare il conteggio (1001, 1002? e se al 1005 non avete ancora
sentito niente sono cazzi vostri). Inoltre non sarete riusciti a tenere gli
occhi aperti nonostante le raccomandazioni del vostro istruttore. E intanto,
in questi 3 secondi accadranno queste cose: la fune di vincolo va in tensione,
apre il pacco, tira fuori la pod, il fascio funicolare si srotola e rompe
lo spago di chiusura della pod, inizia a fuoriuscire le velatura che immediatamente
inizia a gonfiarsi, quando è tutta in tensione rompe lo spago che la vincola
alla fune. Vi sentirete tirare sulle spalle e vi risveglierete dal trance
immersi in un silenzio ed in una calma irreali. Il rumore del motore ed il
vento sono spariti: o siete morti (improbabile) o tutto è andato come previsto
(più probabile). Subito penserete: ?Ma dove cazzo sono? Che cazzo è successo?
Ah, già, mi sono lanciato col paracadute?? Poi guarderete in alto e allora
vedrete la cosa più bella che abbiate mai visto in tutta la vostra vita?
Cazzo, ma quanto è grande? Ripresa la lucidità, una volta appurato che la
temuta ?fiamma? non c? è stata, e neppure il famoso ?reggiseno?, bisogna
fare le cose che si sono apprese nel corso: controllo della velatura e del
fascio funicolare (nessuno strappo, bene), impugnare i comandi, guardarsi
attorno per verificare di non andare contro altri colleghi e fare un giro
a destra e uno a sinistra. Poi bisogna cercare di dirigersi nel punto previsto,
e con un paracadute tondo a fenditure, non è cosa semplice, specie se c?
è un po? di vento. La manovrabilità è ridotta rispetto al paracadute ad ala,
quindi se c?è vento si finisce dove vuole lui. Adesso il tondo non si usa
più e sono contento di averlo usato per 7 volte. Intanto vi vengono in mente
le parole dell' istruttore durante il corso: vi avrà detto 1000 volte "occhi
aperti", 2000 volte "favorisci", 3000 volte "fai il conteggio ad alta voce",
5000 volte "non si può" e circa 1 miliardo di volte "fai arco" che pare essere
la soluzione magica a qualunque problema, compresa una mancata apertura totale...
Poi ci prepara all? atterraggio assumendo la posizione prevista. Quando ci
si avvicina al suolo la velocità di discesa sembra pazzesca, ma è normale.
L? impatto è come quello che si ha saltando da un muretto alto circa 2 metri.
Capovolta, e poi bisogna alzarsi subito e correre attorno alla velatura per
non farsi trascinare dal vento. Ma in caso di forte vento ci sono i one-shot
apposta per sganciare la velatura. Appena arrivato a terra mi sono sentito
una bestia: non ero più una merda ma ero un paracadutista. Intanto che raccoglievo
il paracadute uno degli istruttori mi ha chiesto: ?Cos? hai provato?? Io
esitavo: ?Beh?? E lui: ?Non si può spiegare, vero?? No, cazzo, non si può
spiegare? Purtroppo un piccolo incidente mi ha convinto a interrompere la
carriera di paracadutista dopo soli 7 lanci. Ma mi sta tornando la voglia...
chissà...

I miei 2 nuovi amici mi ascoltavano con attenzione e lui ha detto che se
avesse avuto 30 anni di meno avrebbe provato. Forse è così: se certe stronzate
non le fai a 20 anni poi mi sa che è un po? più difficile.


Comunque ripartiamo e raggiungiamo il famoso lago Balaton, che praticamente
è il mare degli ungheresi. Sarà che il tempo era nuvoloso ma a me non sembrava
un gran che? Raggiungiamo infine Budapest in serata ed andiamo subito al
nostro hotel, che sfortunatamente era il più bello della città, e quindi
del tutto simile ad un hotel occidentale. La città è grande e oltre alle
solite finte 124 c? erano anche diverse Mercedes. La nostra guida ha spiegato,
che all? epoca in Ungheria c? erano solo 2 classi sociali: quelli che faticavano
a tirare la fine del mese e i ricchi. Ecco il perché delle Mercedes. Mi ricorderò
sempre l? aperitivo della sera: una flute contenente un liquido imprecisato
con immersi dei pezzi di carne? Mi viene il vomito ancora oggi a pensarci.
La mattina dopo ci facciamo un bel giro in città, e vediamo un sacco di cose
interessanti. Per me erano tutte nuove e quindi interessanti. La cosa più
interessante è stata la visita alla parte alta della città da cui si vede
un bel panorama del Danubio e di Buda o Pest, non ricordo mai la differenza.
Il giorno seguente era libero, finalmente, e quindi sono andato a farmi un
giro in centro da solo. Naturalmente in taxi dato che costava pochissimo.
Camminando per le vie del centro si capisce perché quasi tutte le pornostar
sono ungheresi? Ragazzi, che gnocche! Tutte con dotazione standard: bionde
con occhi azzurri. Mi è venuto il torcicollo continuando a girarmi per la
strada. Il centro-centro era abbastanza simile al centro di una città occidentale,
con negozi di lusso e grandi magazzini dove io sono entrato esclusivamente
per andare al cesso. Ho anche comprato un profumo in un negozio e credo di
averlo pagato più che in Italia. C? erano anche diversi negozi di alimentari
che vendevano il salame ungherese (ovvio) e la paprika. Sono entrato in un
negozio di dischi e c? era solo roba strana. Ho comprato un album degli Ossian,
una band heavy metal locale. A casa poi ho ascoltato il disco e, insomma,
credo che gli Iron Maiden possano dormire sonni tranquilli? Tra l? altro
ho venduto il disco un paio d? anni fa su ebay realizzando un discreto guadagno.
Una cosa che mi ha colpito erano 3 ragazzi fuori dal negozio: erano vestiti
da punk (quindi in ritardo di circa 15 anni) ed erano tenuti d? occhio da
6 agenti di polizia? Vabbè, era l? est?

Al pomeriggio avevo prenotato un? escursione nella campagna fuori Budapest
per assistere ad uno spettacolo equestre e poi cena in ristorante tipico.
Lo spettacolo era una stronzata. Poi ci hanno fatto salire su un carretto
trainato da un cavallo e io per poco non morivo perché sono allergico a tutto.
La campagna era tale e quale a quella attorno a casa mia. Il ristorante era
carino, col tetto in paglia. All? interno 2 musicisti in costume tradizionale
suonavano musica strana su strumenti ancora più strani. Ci hanno fatto mangiare
gulasch, che altro non è che spezzatino molto brodoso. In questo viaggio
ho proprio mangiato male. Ma male, male, male.

Il giorno dopo lasciamo Budapest e facciamo rotta per Vienna. Il viaggio
è durato l? intera giornata e giungiamo a destinazione la sera. La mia escursione
nell? ?Europa del est? è stata una parziale delusione. Mi aspettavo ben altro
ma pazienza. Nessun posto di blocco ogni 5 chilometri, nessun carro armato
T-72 che pattugliava Budapest. Forse avrei fatto meglio ad andare direttamente
in Russia, non so? Comunque Vienna è una città grande, elegante, ricca, e
il nostro hotel era naturalmente all? altezza. La sera mi vesto in giacca
e cravatta, e pur non avendo una PPK sotto la giacca, ho chiesto al barista
un vodka martini agitato, non mescolato. Lui non ha battuto ciglio ma certamente
mi ha giudicato un coglione. E allora? Ci fanno mangiare spaghetti al pomodoro.
In Austria, ma ci pensate? Erano previsti 3 pernottamenti a Vienna e la nostra
guida ci ha portato a vedere tutti i monumenti principali: il duomo, le chiese,
i palazzoni, i giardini, ecc. Insomma, Vienna tutto sommato è bella ma non
mi ha per niente entusiasmato. La sole cose che mi interessava veramente
vedere erano la Danau Tower e la ruota panoramica, La Danau è una torre altissima
con sopra un ristorante girevole. Da li il panorama era bestiale. Ho preso
un caffè che è costato quanto un pranzo completo in Ungheria, e mi sono visto
il panorama sui 360 gradi rimanendo seduto. Dopo aver scorrazzato per la
città con la guida ed essendomi anche rotto un po? le palle abbiamo una mezza
giornata di libertà e vado al parco con la ruota panoramica. Nel parco battevano
anche diverse puttane, ma stranamente erano tutte more e non bionde come
ci si aspetterebbe. Salgo sulla ruota e mi faccio un giro. Si, bellina, ma
niente di che. Una sera invece mi sono proprio divertito. Da programma avevamo
una cena in ristorante tipico in un quartiere periferico di Vienna: tutte
le cameriere erano bionde con le trecce, indossavano costumi coloratissimi,
e portavano in giro boccali di birra da un litro. Naturalmente abbiamo mangiato
wurstel, crauti e patatine. Sembrava l? Oktoberfest. Proprio una bella serata,
peccato solo che al tavolo con me c? era un? insegnante pensionata rompicoglioni
che mi ha rotto le palle perché secondo lei ero troppo volgare. Ma che cazzo
avrò mai detto? Porca puttana?non lo so proprio? La cena del giorno seguente
(e ultimo a Vienna) è stata proprio una figata: ristorante super lusso a
bordo di un battello in navigazione sul Danubio. Si mangiava male ma era
molto figo.

La mattina seguente lasciamo infine Vienna, senza troppi rimpianti. La città
non mi ha proprio esaltato, e non regge certo il confronto con Parigi o Londra.
Ci fermiamo a Graz, che è una bella cittadina, per il pranzo e raggiungiamo
Klagenfurt nel tardo pomeriggio. Qui era previsto l? ultimo pernottamento
e mi faccio un giro a piedi nel centro città. Era sabato pomeriggio ed era
una desolazione totale. Il contrario che noi: tutti i negozi chiusi e in
giro non c? era un cane. Niente di interessante da vedere in ogni caso. C?
era un gruppo di ragazzine in una piazzetta, ed ho voluto fare un po? il
pirla. Fumavano tutte come bestie, allora nonostante non fumassi più da un
bel po?, mi sono avvicinato con la scusa più stronza del mondo. Ho avuto
la sigaretta che mi sono fumato con avidità, ma poi è finita li. Ridacchiavano
e non capivo un cazzo di quello che dicevano, dato che il mio tedesco si
ferma a ?guten abend?, ma era evidente che nessuna di loro era intenzionata
a darmela. Torno in hotel e scopro che in camera c? era anche il frigo bar.
Tiro fuori una bottiglietta di coca ma non c? era l? apribottiglie. Che teste
di cazzo. Tento di aprire la bottiglietta usando l? anello per le chiavi
della camera. E? una procedura difficile e infatti l? ho rotto. Cazzo. E
adesso? Vado alla reception e fingo anche di essere incazzato. Guardate un
po? qua! Si sono scusati e hanno cambiato l? anello ma io avevo sempre il
problema di aprirmi la coca. Ormai era una questione personale. Rovisto in
tutta la stanza alla ricerca di qualcosa da usare come leva ma niente. Mi
scappa l? occhio sul frigo e vedo che integrato nella porta c? è l? apribottiglie.
Si, lo ammetto: sono una testa di cazzo. Lasciamo la citta ed attraverso
la Carinzia (molto bella sul serio) arriviamo alla frontiera italiana. Chilometro
dopo chilometro ci dirigiamo verso Brescia ed è il momento di tirare le somme:
la mia breve sortita oltre la mitica ?cortina di ferro? non si è rivelata
all? altezza delle aspettative. Tutto qua. Si, ho visto posti nuovi e questo
è sicuramente un fatto positivo ma certamente mi aspettavo di più. Comunque
se andate a Budapest, portatevi una buona scorta di preservativi.

Foto sul sito: www.viaggimiei.net


Diego Baraldi
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Continua...

Disneyland Paris in 48 ore: istruzioni per l' uso

Anche quest? anno ho fatto il mio solito giretto a Disneyland Parigi. Ho
deciso alla fine di ottobre che io e le mie donne saremmo andati dal 15 al
17 novembre. Ho prenotato i voli con easyJet da Malpensa a Parigi CDG con
meno di 3 settimane di anticipo ed ho speso 70 euro a/r a testa, il che non
è male se si pensa che 2 anni fa con la stessa compagnia ne ho spesi 100
prenotando 4 mesi prima. Il trucco sta nel non tornare la domenica sera;
tornando il sabato si paga la metà. Ma voi continuate pure a fare i pecoroni
in modo che possa essere io a trovare le tariffe migliori.

Lo scopo della missione era di andare solo a Disneyland escludendo per questa
volta Parigi città, così ho cercato un hotel nei dintorni del parco. Naturalmente
ho escluso subito gli hotel Disney a causa dei costi proibitivi ed ho optato
per uno degli alberghi ?consigliati? dalla Disney. Questi hotel sono tutti
a circa 2 km dall? ingresso dei parchi ma sono dotati di bus navetta gratuiti
ogni 15/20 minuti. Ho deciso per il My Travel?s Explorers hotel perché era
quello che mi piaceva di più stando alle foto trovate in internet ed aveva
un costo leggermente più basso degli altri. Con sole 48 ore a disposizione
la missione risulta veramente stressante, specie quando si viaggia con 3
donne.

Il giorno prima della partenza ho scoperto che a Parigi era in atto uno sciopero
dei lavoratori dei trasporti e la cosa mi ha fatto preoccupare parecchio.
Il piano prevedeva di raggiungere l? hotel con le navette VEA che collegano
gli aeroporti ai parchi Disney ed agli hotel, ma a quel punto non ero certo
che ci fossero a causa dello sciopero. Il piano B quindi sarebbe stato il
noleggio di una Modus o similari, il piano C invece di andare in taxi spendendo
come minimo 150 euro. Per il ultimo il piano D: aspettare 2 giorni in aeroporto
e tornare a casa.

Dato che io sono l? orso più intelligente della media degli orsi ho fatto
il chek-in online (easy lo consente viaggiando con il solo bagaglio a mano)
in modo da non perdere tempo in aeroporto. E? molto semplice: si va sul sito
della compagnia, si inserisce il codice di conferma e si stampano le carte
di imbarco.

Per coprire i 150 km che separano casa mia da Malpensa avevo stimato 2 ore
a causa del traffico previsto sulla tangenziale di Milano (previsione rivelatasi
esatta), quindi sarebbe stato prudente uscire di casa almeno 4 ore prima
della partenza cioè alle 7.30 del mattino. Per essere certo di uscire alle
7.30 ho ordinato alle mie 3 donne di essere ready-to-go per le 6.30. Questa
è psicologia spicciola: avendo a che fare con delle donne bisogna sempre
considerare almeno 1 ora extra.

Intanto che aspettavo i porci comodi delle mie compagne di viaggio ho ricontrollato
per l? ultima volta l? equipaggiamento (controlla e verifica e poi controlla
ancora è il mio motto). Le priorità sono sempre: documenti e biglietti (o
carte di imbarco in questo caso), soldi, carte di credito. Al secondo posto
troviamo macchina fotografica, videocamera, batterie, caricabatterie, ecc.
e 2 cellulari. Infine avrei voluto portare una Glock ma viaggiando col solo
bagaglio a mano è impossibile. Una .45 ti ferma qualsiasi animale, e non
si sa mai: sempre meglio averla e non averne bisogno che il contrario. O
no? In ogni caso tutto quello che serve è: 1 mutanda, 1 maglietta, 1 calza
moltiplicate per il numero di notti. Più lo spazzolino da denti. Tutto quello
in più che si porta è inutile, occupa spazio e pesa. Per missioni di questo
tipo non bisogna MAI e dico MAI viaggiare con bagaglio registrato. Portarsi
una valigia di 15 kg per 3 giorni è, oltre che da stronzi, da dementi, in
quanto fa perdere ulteriormente tempo all? arrivo. Non ho capito: che problema
c? è a tenersi addosso dei vestiti sporchi?

A preparativi ultimati mia moglie e la bimba n° 2 hanno fatto adunata in
cortile, sull? attenti, con barbe fatte ed anfibi lucidi. La bimba n° 1 mi
è corsa incontro, ha sbattuto i tacchi, mi ha salutato militarmente e mi
ha presentato la forza. Ho passato rapidamente in rassegna la truppa per
accertarmi che uniformi ed equipaggiamenti fossero in perfetto ordine ed
ho impartito le ultime raccomandazioni. Ero indeciso se far fare loro un
po? di addestramento formale in cortile prima della partenza ma ho preferito
lasciar perdere perché il tubo arancione con le ali non mi avrebbe aspettato.
Alla fine ho dato il rompete le righe. Al mio segnale si sono teletrasportate
in auto.

Lasciamo l? auto in uno di quei parcheggioni nei dintorni di Malpensa e raggiungiamo
il T2 con la navetta del parcheggio. La fila ai controlli era chilometrica
ed io non ho avuto bisogno di conferme del fatto di essere un genio per aver
fatto il check-in su internet. Ma il mio momento di maggior godimento è arrivato
all? imbarco: easyJet, come del resto la sua compagnia concorrente (quella
con gli aerei dipinti di blu e giallo) offre il servizio di imbarco prioritario
a pagamento. Cioè, tu paghi e ti chiamano all? imbarco prima degli altri.
Le priorità sono: paganti, geni che hanno fatto il check-in online, pecoroni.
Davanti a tutti passano quelli che viaggiano con bambini. Mi rideva il culo
quando sono passato davanti a tutti con la mia bimba n° 2 in braccio?

Appena saliti a bordo ho constatato che l? intero equipaggio era italiano
ed una delle assistenti era decisamente gnocca. Mi spiace di non averle fatto
una foto. Easyjet ha finalmente cambiato le uniformi: non più jeans neri
con camicia arancione, ma qualcosa di più o meno elegante. Non che la cosa
mi interessi più di tanto, a me basta che Capitan America e il suo socio
facciano un buon lavoro. A proposito di Capitan America: ci ha dato il benvenuto
annunciando che c? era un guasto e che saremmo quindi partiti con 10 minuti
di ritardo. L? ultima volta che ho sentito questa stronzata a bordo di un
aereo easyjet il ritardo è stato di 3 ore e 30 minuti. Stavolta però è andata
abbastanza bene: partiamo con mezz? ora di ritardo in parte recuperati durante
il volo. EasyJet all? aeroporto De Gaulle opera dal terminal 3 che è piccolo
e sfigato. Ma almeno non troppo incasinato. In 2 minuti siamo già sul marciapiede.
La fermata degli autobus VEA è chiaramente indicata e si trova quasi davanti
alle partenze. Tutti gli autobus portano alla stazione RER di fianco al Disney
Village, e ad alcuni orari portano anche agli hotel Disney ed a quelli consigliati.
Il nostro autobus era uno di quelli. E? arrivato con 15 minuti di ritardo
ma almeno c? era: niente sciopero in casa VEA a quanto pare. Il biglietto
è una vera mazzata: 16 euro a tratta per gli adulti e 13 per i bambini e
si paga all? autista. Si può anche pagare con carta di credito. Il tragitto
previsto è di circa 45 minuti MA? prima bisogna andare a caricare un po?
di passeggeri al terminal 1, poi al terminal 2 che comprende 5 o 6 fermate.
Infine ci si mette in viaggio ed effettivamente ci vogliono 3 quarti d? ora
fino a Chessy, ma da li altre 4 o 5 fermate negli altri hotel fanno si che
per noi il viaggio sia durato 1 ora e 45?. Incredibile!

Bene, alle 16 siamo in hotel. Si rivela una grandissima struttura perfettamente
inserita nella campagna circostante. Il piano prevedeva di mollare subito
la roba in camera e di andare al lago vicino al Disney village a fare un
giro intanto che c? era ancora luce. Il problema però erano i bus navetta:
funzionavano solo quelli per gli hotel Disney (quelli gialli) ma non quelli
per gli hotel consigliati (quelli rosa) che erano in sciopero. Normalmente
ne passa uno ogni 15/20 minuti ed è gratis. Sono solo 2 chilometri ma faceva
un freddo polare ed eravamo stanchi, così ci siamo fermati in albergo. L?
hotel è a tema esplorazioni, cioè ha arredi e accessori che richiamano alla
mente le grandi esplorazioni dei secoli passati. All? ingresso si viene accolti
da statue tipo isola di Pasqua, e cose simili. L? interno è molto carino
con finti quadri d? epoca, finte botti, finti cannoni, finti draghi, ecc.
Il pezzo forte è la piscina coperta e riscaldata con palme finte e 2 acquascivoli,
uno dei quali era un bel tubone veramente notevole per una piscina coperta.
Se Andate in questo hotel portatevi il costume ma non i teli mare, dato che
si possono noleggiare in loco al prezzo di 2 euro.

Nell? atrio era presente una specie di nave a vela dove i bambini potevano
giocare. Inoltre c?era una di quelle strutture con scivoli, vasche di palline
e roba simile. L? hotel è inoltre dotato di ristorante a buffet, ristorante
a la carte, pizzeria (beh, insomma, le pizze non avevano un bell? aspetto),
snack bar e negozio Disney. Il vantaggio di avere un negozio Disney è che
se durante la giornata trascorsa nei parchi di divertimento fate degli acquisti,
non dovete portarveli dietro tutto il giorno, ve li potete far recapitare
gratuitamente nel negozio dell? hotel.

Dopo la piscina andiamo a cena al ristorante a buffet perché ci sembrava
la soluzione migliore. Costa 21 euro (28 con alcolici) per gli adulti e 11
euro per i bambini. Cibo e soft drink a volontà. Sul modello degli albergoni
in Spagna, avete presente? Non si mangiava male, ma mi è capitato di meglio.
C? erano anche gli spaghetti, i tranci di pizza (?) e le lasagne? vi lascio
immaginare? Ho visto alcuni (non italiani) prendere in un unico piatto: patatine
fritte, pizza (?), bocconcini di pesce, il tutto ricoperto da una montagna
di spaghetti. Il personale in hotel è in gran parte francese, ma la presenza
di stranieri (anche italiani) è notevole. Lasciatemi fare il mio solito commento
sulle donne francesi, altrimenti non sto bene, è più forte di me. Allora,
il livello qualitativo è mediamente alto, e rispetto alle donne italiane
hanno quel qualcosa di speciale che non vi so spiegare. In più , quando parlano,
vi fanno veramente arrapare, dite di no? Se voi incontraste, non so, per
esempio una donna proveniente dal basso Lazio (tanto per fare un esempio)
quando parla non solo non vi fa arrapare, ma ve lo fa addirittura ammosciare?

Le stanze, che qui si chiamano ?camere dell? equipaggio? possono ospitare
da 4 persone in su (fino a 10), bagno con cesso separato (come spesso si
trova in Francia) in modo che mentre uno evacua, l? altro si possa lavare
i denti ottimizzando i tempi. I letti hanno quegli odiosi piumini senza lenzuola
ed i cuscini sono piccoli. I piumini, è questo il vero problema: non si possono
rimboccare e ti ritrovi con i piedi che escono da tutte le parti. La stanza,
prenotata tramite expedia, è costata 110 euri a notte compresa la colazione.
Solitamente i prezzi sono più alti ma con expedia sono riuscito a trovare
il prezzo più basso.

La mattina dopo, alle 7, ho svegliato il resto della truppa urlando. Ho sbrandato
le donne e il caporale di giornata (cioè mia figlia n° 1) mi ha comunicato
che nessuno aveva marcato visita o chiesto rapporto. I miei ordini erano
chiari: mezz? ora per prepararsi, alle 7.30 in punto a fare colazione ed
alle 8.15 in strada ad attendere lo shuttle (se c? era). La colazione, come
dicevo, è inclusa nel prezzo ma deve essere prenotata il giorno prima. Basta
andare alla reception e comunicare l? orario desiderato. Nessun problema
la mattina presto ma in orari di punta da pecoroni in alta stagione potreste
non mangiare all? orario desiderato. Bisogna sempre mangiare come animali
quando c? è il buffet, e se possibile fregare anche qualcosa. Intanto che
mangiavo ho ripassato mentalmente il piano B. Non ci ho messo molto perchè
non era certo un gran piano: se non ci fosse stato il bus navetta saremmo
andati a piedi...

Dopo la colazione per prudenza mi sono informato circa lo sciopero ed il
mentecatto in reception mi ha assicurato che le navette sarebbero passate
?tous le 20 minuts?. Col cazzo! Sono stato mezz? ora al freddo (e intanto
erano le 8.45) ma non è passato nessuno. Fossi stato da solo sarei andato
subito a piedi ma con 2 bambine e 10 gradi sotto zero volevo tenerla come
ultima possibilità. Faccio chiamare un taxi che dice che arriva in 5 minuti.
Dopo 10 ne arriva uno che però ha caricato altra gente per l? aeroporto.
Il tassinaro ci ha detto che di taxi liberi non ce n? erano a causa dello
sciopero dei mezzi e che avremmo fatto meglio ad andare a piedi. Ok, ci incamminiamo
lungo il vialone che porta all? hotel Santa Fe, il più vicino a noi. Tutto
intorno è curatissimo: le aiuole gli alberi, i lampioni. Tutto bellissimo:
sembra quasi di stare a Disneyland.

Raggiungiamo il Santa Fe dopo aver marciato nella mattina gelida ed abbiamo
una gradita sorpresa: l? autobus giallo! Montiamo a bordo senza pensarci
2 volte ed arriviamo alla biglietteria del parco alle 9.30: perfetto visto
che l? apertura è alle 10 ma la Main Street USA è gia aperta. Bisogna sempre
arrivare in anticipo alla biglietteria, in modo da avere il tempo di acquistare
i biglietti se c? è coda. I biglietti (che qui si chiamano passaporti) sono
in vendita anche in tutte le stazioni RER tranne quella del parco, quindi
è bene arrivare con già i biglietti in tasca se si proviene da Parigi. I
biglietti costano molto: 48 euro gli adulti e 39 i bambini ma li valgono
tutti. Il biglietto vale per 1 giorno e per un solo parco, ma sono disponibili
biglietti per più giorni anche per i 2 parchi. Fare 1 giorno per 2 parchi
secondo me è uno spreco. Valutate anche la possibilità di fare il passaporto
annuale. Lo si fa in un apposito ufficio all? interno di Disneyland Park
e costa 32 euro (oltre al biglietto di un giorno). Consente di entrare nei
2 parchi per un anno: fate i vostri conti.

1 ora di anticipo è l? ideale, così da poter visitare la Main Street, che
apre mezz? ora prima. In alcuni periodi dell? anno soggiornando negli hotel
Disney o consigliati, si può accedere al parco 1 o anche 2 ore prima dell?
apertura. E questo è un grandissimo vantaggio, per fare subito le attrazioni
più popolari.

Disneyland Resort Paris è composto da 2 parchi: Disneyland Park, il principale,
dove siamo andati noi e Disney Studios, il parco dedicato al cinema. Per
vedere bene Disneyland Park servono come minimo 2/3 giorni, mentre per gli
Studios 1 giorno può bastare se non c? è troppa gente. Considerate che nel
complesso c? è anche il Disney Village con bar, ristoranti (tra cui l? incredibile
Rainforest Cafè), cinema multisala, imax, discoteca, ecc. Un lago, una mongolfiera,
7 hotel tematici, 1 campo da golf e molto altro. Se volete vedere tutto fermatevi
almeno una settimana. Noi in un giorno ci siamo visti un po? di fretta solo
il parco principale. La conseguenza piacevole dello sciopero è stata la bassa
affluenza, che unito al fatto che eravamo in bassa stagione e che era venerdì
ha fatto si che le file sulle attrazioni fossero ridottissime: massimo 5
minuti.

Negli Studios, dove ero stato 2 anni fa, c?è la più spettacolare attrazione
di tutto il mondo Disney: The rock ?n? roller coaster starring Aerosmith.
Questa da sola vale il viaggio e come sensazioni provate la giudico inferiore
solo ad un aviolancio. Intendiamoci: tra le 2 cose c? è un abisso e chi tra
di voi, miei fedeli lettori, ha avuto abbastanza palle per contare da 1001
a 1005, non potrà che darmi ragione. E? un cosiddetto accelerator coaster,
cioè un ottovolante che parte con un? accelerazione da 0 a 100 in 3 secondi.
In ogni sedile ci sono casse acustiche che diffondono musica degli Aerosmith
a tutto volume. Il tutto al chiuso. Sensazionale. Ho notato che è in costruzione
un? altra incredibile attrazione, già provata a Disneyworld a Orlando: The
Hollywood hotel tower of terror. Quando sarà ultimata non avrete più scuse
per non andarci?

Disneyland Park è diviso in 5 zone a tema e si inizia la visita dalla Main
Street USA, che è subito dopo l? ingresso. Si entra in una tipica strada
americana dei primi del ?900 piena di negozi, bar e ristoranti. L? unica
attrazione è la stazione del treno che fa il giro del parco. Agli orari prefissati
si può assistere alle parate ed incontrare i personaggi Disney. Ci sono 2
modi per incontrare i personaggi e farsi la foto con loro: quando passano
e tutti gli saltano addosso o facendo la fila nei punti ed agli orari previsti
facendosi la foto con tutta calma.

Dopo la Main Street c? è una grande piazza ed il castello della bella addormentata
nel bosco. Girando a sinistra si accede a Frontierland, dove siamo andati
subito noi. Il tema di questa zona è il west. C? è un grande lago con un?
isola nel mezzo e si può fare il giro sul grande battello a pale. Negozi
e ristoranti, tra cui la steak house, dove si mangia ottima carne alla griglia.
La principale attrazione è Big Thunder Mountain, il trenino della miniera
impazzito. Altro non è che un ottovolante che parte dalla terraferma, entra
in una galleria e riemerge nell? isola in mezzo al lago. Degna di nota la
Phantom Manor, la casa abitata dai fantasmi. Sconsigliata ai bambini piccoli.
Ci siamo fatti queste 2 attrazioni e poi siamo andati a Discoveryland, la
zona dedicata al futuro ed alla fantascienza. Questa è la mia area preferita
dove ci sono anche le migliori attrazioni del parco.

Prima fra tutte Space Mountain Mission2, ispirata al romanzo Dalla Terra
alla Luna. E? un ottovolante interamente al buio. Si entra in cannone gigante
e si viene sparati alla volta della Luna. Sono riuscito a convincere anche
mia figlia di 9 anni a farsi un giro, quindi se vi cagate sotto vergognatevi.
La ragazza all? ingresso che misurava i bambini (altezza minima 1,32) era
italiana: si chiama Valentina ed era molto, molto carina. Se andate fateci
caso. Star Tours è un? altra di quelle attrazioni che non si possono saltare:
si parte a bordo di una navicella spaziale per una gita al pianeta Endor
e ci si trova nel bel mezzo della battaglia di guerre stellari. In pratica
è un gigantesco simulatore. Imperdibile. Honey I shrunk the audience è un
sensazionale cinema 4D che avevo già visto molte volte. E? ispirato al film
Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, ma questa volta era chiuso per manutenzione.
A Discoveryland c? è una nuova attrazione: Buzz Lightyear Laser Blast, ispirata
al film Toy Story 2. In pratica si sale su dei vagoncini e, armati di una
pistola laser, si spara ai bersagli contrassegnati dalla Z del malvagio imperatore
Zurg. Un display vi tiene informati delle vostre capacità di tiro. Per intenderci
io ho fatto 220.000 punti. Divertentissimo, l? ho fatto 2 volte e ci potete
andare anche se non avete visto Toy Story. Qui c?è anche Pizza Planet, il
ristorante di Toy Story, che però era chiuso.

Per il pranzo, quando ho poco tempo a disposizione non vado mai in un ristorante
con servizio al tavolo. Abbiamo optato per Victoria home style restaurant,
dove fanno dei croque-monsieur (dei grossi toast) più o meno commestibili
e insalate. In 20 minuti abbiamo mangiato. L? interno del ristorante è carino:
tipo casa inglese del periodo vittoriano. Importante: bisogna sempre mangiare
entro le 11.30 per evitare casino e avere le attrazioni più libere quando
i pecoroni mangiano.

Ci spostiamo a Fantasyland, dietro il castello, che è l? area preferita dai
bambini e quella con l? architettura più simpatica. Qui ci sono le 2 attrazioni
più frequentate in assoluto: Peter Pan?s flight e Dumbo the Flying elephant.
Peter Pan ed altre attrazioni hanno il sistema FAST PASS per fare meno fila.
Funziona in questo modo: inserite il vostro biglietto in una macchinetta
e vi esce uno scontrino con una fascia oraria (ad esempio 14.30-14.45). Non
dovete fare altro che presentarvi all? attrazione nell? orario indicato entrando
da un cancello apposta. Se la fila normale è di 1 ora voi farete solo 10
minuti. Attenzione perché il giochino si può fare solo una volta per attrazione.

Anche qui negozi e ristoranti (tra cui l? ottimo Todd Hall dove si mangia
del fish & chips migliore di quello di Londra). L? altra grande attrazione
qui è It?s a Small World, che è piaciuta molto anche a mia figlia di 2 anni.
Si fa un giro su dei barconi in tutti i paesi del mondo con bambole coloratissime
che ballano al suono di una canzoncina che non riuscirete più a togliervi
dalla testa. Le altre attrazioni degne di nota sono Pinocchio, Biancaneve
e la giostra dei Cavalli.

E? la volta di Adventureland, l? area dedicata all? avventura. L? attrazione
principale è sicuramente I pirati dei Caraibi, che ha ispirato i famosi film.
Viaggio su barconi in un mondo di pirati. Il tutto con effetti audio e video
molto realistici. L? altro pezzo forte è Indiana Jones, un classico ottovolante
con ambientazione tempio in rovina o qualcosa del genere. Da vedere anche
la casa sull? albero, la nave pirata ed il ponte sospeso. Anche qui negozi
e ristoranti.

Si è fatta sera ed è il momento di uscire. Conviene andarsene un po? prima
dell? orario di chiusura per evitare la ressa. All? uscita l? albero di Natale
illuminato è impressionante. Dopo Halloween parte subito l? ambientazione
natalizia. All? uscita facciamo un giretto al Disney Village nel gigantesco
negozio per acquistare un po? di gadget. Se volete mangiare al Village vi
suggerisco il Planet Hollywood o meglio ancora, il Rainforest Cafè che ha
un? ambientazione tipo foresta amazzonica con animali, temporale, ecc.

Torniamo in albergo letteralmente distrutti. Faceva un freddo bestiale, non
c? erano i bus navetta, eravamo stanchi così ho preso al volo l? unico taxi
disponibile. Per 2 km ho speso l? incredibile cifra di 10 euro!!! Piccolo
consiglio: se pensate di venire, preventivate una cifra, raddoppiatela e
sarete vicini a quello che spenderete realmente.

La sera ci addormentiamo all? istante e la mattina dopo la sveglia è per
le ore 06.00 in punto. Il nostro volo di ritorno era alle 13.15, quindi saremmo
potuti tranquillamente partire con l? autobus delle 10 dal Disney Village,
ma sarebbe stato un rischio enorme, dato che lo sciopero non era terminato.
L? unico autobus diretto dal nostro hotel all? aeroporto era alle 8.15 quindi
per non rischiare abbiamo preso quello ed abbiamo aspettato 4 ore in aeroporto.
I prezzi sono a dir poco assurdi 1 caffè (?.?) viene 1.60 ed una scatola
di tic-tac 2.50! Incredibile. Pranziamo con 1 panino ed un sacchetto di patatine
e acqua dei rubinetti del cesso per risparmiare. Questa volta siamo partiti
in orario perfetto e siamo persino atterrati in anticipo come piace a me.
Il DL, cioè la hostess ha ordinato di restare seduti fino a quando non avesse
comunicato lei di alzarsi. Si è accesa la luce rossa e lei si è piazzata
in piedi in mezzo al corridoio ed ha iniziato a impartire gli ordini a voce
e servendosi anche dei gesti convenzionali: "PREPARATEVI" e poi "IN PIEDI"
seguito da "AGGANCIATE" e quindi "CONTROLLATE L' EQUIPAGGAMENTO" e per finire
"ALLA PORTA" quando la luce verde si è accesa ha odinato "VIA!" Va bene,
adesso basta scrivere cazzate...

Anche questo 11° viaggio a Parigi è archiviato. Se andate state bene attenti
a 2 cose: i francesi mettono il burro nei panini al prosciutto. Nei cessi
non esiste il bidet.

Foto e video sul sito: www.viaggimiei.net


Diego Baraldi
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