domenica, marzo 16, 2008

DPPA,la pessima gestione umanitaria in Etiopia

DPPA ovvero l'altra faccia degli aiuti Umanitari in
Ogaden. Chi gestisce i milioni di euro che ogni anno
vengono donati per questa regione dell'Etiopia.

Il 14 Novembre 2007 una missione della EU Troika
(Ambasciata Portoghese- Attuale Presidenza Unione
Europea-, Ambasciata di Francia e Commissione Europea)
si è recata per quattro giorni in Ogaden per
verificare la situazione umanitaria e la sicurezza
nella regione.
Gli ambasciatori hanno visitato la città di Jijiga,
Degehabur, Kebre Dehar ed infine la cittadina di Gode.
Martedì 27 Novembre il sottosegretario per gli Affari
Umanitari delle Nazioni Unite John Holmes ha visitato
la regione ed ha annunciato che per i prossimi due
mesi ogni giorno trenta camion pieni di aiuti
umanitari saranno inviati in Ogaden con un totale di
17.000 tonnellate di cibo.
La missione dell'Unione Europea e quella dell'Inviato
delle Nazioni Unite sono solo uno degli ultimi segni
di distensione che il governo etiope sta cercando di
dare alla comunità internazionale nei confronti del
problema dell'Ogaden.

Qualche settimana fa', il potente ufficio del DPPC
aveva emanato una circolare datata 19 ottobre 2007
dove autorizzava una serie di ONG a riprendere i
lavori nella regione dell'Ogaden. Sforzi questi che
vengono commentati dalla comunità internazionale in
Etiopia come segnali di distensione del governo etiope
che da un lato pare spostare il baricentro dei
problemi verso l'Eritrea.

In realtà la situazione nel terreno rimane instabile e
difficile da controllare. Molti analisti della zona
sostengono che il governo sta continuando i suoi
rastrellamenti contro quei villaggi che sono accusati
di sostenere apertamente l'ONLF (see attachment).
Uno dei problemi maggiori rimane attualmente quello
umanitario che coinvolge gran parte i civili. Infatti
dei 540 punti di distribuzione di cibo in Ogaden al
momento rimangono attivi solo 146 punti , come hanno
potuto verificare diverse missioni della comunità
internazionale.
Secondo le Nazioni Unite ci sono circa 950.000 persone
che hanno bisogno di aiuti alimentari nella regione
dell'Ogaden.

Il problema vero e proprio in Ogaden non è tanto la
mancanza di aiuti , grazie ai tre più grossi donatori
(EU, USA e Cooperazione Inglese) da anni portano
avanti programmi alimentari per sostenere la
popolazione somala di queste aree, ma più che altro
gli uffici governativi che sono incaricati nella
distribuzione.
Gli operatori umanitari puntano il dito contro gli
uffici federali e regionali del DPPA (livello
federale), DPPB (livello regionale) e DPPC (livello
distrettuale) che gestiscono il grosso degli aiuti.

Questi uffici nati e voluti per affrontare disastri (
cosi come la dicitura in inglese DDPA- Disaster
Prepardness and Prevention Agency-) in realtà sono
una potente macchina burocratica etiope che gestisce
milioni di euro che ogni anno affluiscono in Etiopia
per portare avanti i programmi umanitari.

Questi enti governativi agiscono come dei veri e
propri distaccamenti politici e spesso sono in lotta
tra loro creando confusione e caos per le
organizzazioni non governative che devono accedere ad
ogni ufficio per avere autorizzazioni in merito.
Il governo etiope , specialmente in Ogaden, ha posto
nei posti chiave del DPPC, Somali di confermata lealtà
verso il governo federale.
Questi funzionari governativi gestiscono il grosso
degli aiuti umanitari seguendo priorità legate ai
favori di clan e agevolando zone ed aree che
apertamente sostengono il governo di Meles Zenawie.
Si tratta di personale che alle volte non ha capacità
nella gestione degli aiuti umanitari, ma che ricopre
la funzione esclusivamente per motivi politici.
Situazione non facile e gradevole per tutti quegli
organismi umanitari che sono costretti per legge a
dover chiedere ai vari DPPC dislocati in tutto
l'Ogaden la lista dei beneficiari e le aree di
intervento.

Purtroppo un altro problema legato alla distribuzione
ed agli aiuti umanitari in Ogaden è legato alla
presenza di ONG locali somale. Queste,come del resto i
vari uffici del DPPC, sono organizzazioni sovente male
equipaggiate e che hanno come unico intento ricevere
fondi dai grossi donatori internazionali. Le ONG
straniere sono obbligate a livello contrattuale ad
agire con partner locali, i quali spesso impongono
personale scelto dai loro stessi clan ed alle volte
sono poco trasparenti nelle loro operazioni.

Ci si chiede quando realmente si copriranno i bisogni
di gran parte della popolazione civile somala, fin
quando la selezione dei beneficiari è lasciata in mano
ad enti governativi troppo corrotti e poco presenti
sul territorio. Il grido di allarme di molti operatori
del settore pare essere legato quindi non alla
disponibilità dei fondi stessi ma all'effettiva
utilizzazione di questi ultimi nel territorio.

I funzionari del DPPC sono talmente potenti che le
Organizzazioni non Governative si vedono coinvolte
nelle lotte tra gli uffici regionali e quelli
federali.
Una ONG internazionale , che ha chiesto l'anonimato
per evitare problemi con le autorità locali, ha
dichiarato che sebbene avesse firmato un accordo a
livello regionale (cosiddetto MOU- Memorandum of
Understanding), una volta rientrata ad Addis Abeba
l'ufficio federale non solo ha annullato il documento
in questione ma ha anche minacciato di non estendere
il visto ai suoi funzionari. Motivo della diatriba era
che il governo federale non aveva intenzione di
rilasciare le liste dei beneficiari nonostante il
progetto fosse stato già approvato ed i fondi gia'
elargiti dal Donatore.

Ogni anno l'Unione Europea dona milioni di euro
all'Etiopia per portare avanti programmi di
distribuzione alimentare in questa regione, ma, fin
quando il governo etiope utilizzerà il DPPA come
ufficio atto a monitore gli aiuti, la popolazione
civile somala continuera' a morire di fame.
Gli uffici del DPPC a livello locale ogni anno pur di
non perdere i fondi degli aiuti (che tra l'altro
includono i loro salari, i per diem, gli affitti delle
macchine, etc) sono pronti a peggiorare il rapporto
dello stato alimentare dei loro concittadini.
Questo non vuol dire che non c'e' in atto una crisi
umanitaria in Ogaden, ma sicuramente tutte quelle zone
che usufruiscono dei fondi fanno a gara per rientrare
nelle liste dei donatori per i futuri investimenti.
Non è un caso che alcuni operatori umanitari hanno
denunciato che mentre distribuivano "mais" alla
popolazione civile, nello stesso villaggio venivano
caricati camion pieni di "Mais locale" da esportare a
Baladuene nella vicina Somalia.
Come dire uno stato di continua emergenza è
auspicabile per tutti quelli che lavorano nel settore
e soprattutto per quei funzionari degli uffici del
DPPA.
Lo stesso vale per le Ong somale coinvolte come
controparte locale che nel caso non dovessero ricevere
nuovi fondi sarebbero costrette a chiudere i battenti.
Ragion per cui sono disposte a portare avanti
programmi destinati a fallire per rientrare nel
circolo vizioso degli aiuti umanitari.


Se da un lato quindi è giusto che un ente governativo
indirizzi le agenzie internazionali per gli aiuti
umanitari, dall'altro forse è opportuno che l'Etiopia
riveda l'istituzione di questa commissione.
Non ci sarà mai vero sviluppo fin quando questi uffici
governativi controlleranno l'intero apparato degli
aiuti umanitari nella regione.
Non si potrà parlare di crisi umanitaria fin quando si
lascerà a questi enti il totale controllo sul
territorio.
Per cercare di coprire ed aiutare quei 950.000 civili
che secondo le Nazioni Unite in questi mesi stanno
soffrendo e patendo la guerra civile nella regione, si
dovrà per forza di cose riuscire a trovare un
compromesso con questi uffici governativi per avere
più libertà di azione da parte delle ONG nella
selezione e nell'identificazione dei beneficiari senza
tener conto idee politiche o clan di origine.

Giorgio Trombatore
Larache, Marocco
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