sabato, marzo 01, 2008

I Signori del Bene

La reazione americana e di G.W.Bush dopo gli attacchi dell'11 settembre
 
"Con noi o contro di noi". E' questa la celebre sentenza pronunciata dal Presidente  degli Stati Uniti d'America George Walker Bush all'indomani degli spaventosi attentati alle Torri Gemelle di New York dell'11 Settembre 2001. Una data che rimarrà impressa nella storia in maniera indelebile. Un giorno che difficilmente ognuno di noi dimenticherà.
Il giorno dell'attacco alla più grande potenza della Terra, fino a quel momento ritenuta assolutamente inviolabile, inattaccabile, invulnerabile.
"Con noi o contro di noi" tuonò George W. Bush. Come dire: noi siamo il Bene, il resto è il male. E se non state col Bene, sarete considerati Male anche voi.
Il mondo, noi tutti, di fronte ad un'alternativa che non esisteva. Affiancare l'Iperpotenza ferita nella lotta al nemico invasore era l'unica via percorribile. L'alternativa significava fare parte di quel progetto di sovvertimento dell'ordine mondiale architettato da chissà quale mente malefica in chissà quale parte del mondo.
Chissà. Proprio così. Ad oggi infatti non è stato ufficialmente trovato nessun colpevole agli attentati suicidi di New York. Molti i sospettati, infiniti gli indiziati, ma nessun colpevole assicurato alla giustizia sulla base di prove certe ed incontrovertibili.
Ma il crollo dei due grattacieli simbolo della potenza economica a stelle e strisce ha avuto anche un significato ulteriore: ci ha resi cosapevoli che nessun paese al mondo può dirsi realmente "sicuro". Nessuno è al riparo dall'iperterrorismo che vorrei definire, utilizzando forse un neologismo, cosmoterrorismo o globalterrorismo. Terrorismo in grado di raggiungere chiunque, dovunque.
In grado di colpire, annientare ed uccidere migliaia di innocenti e migliaia di presunti colpevoli.
Ma come combattere questo terrorismo globale? Si pensava che gli USA avrebbero saputo trarre insegnamento dalle loro precedenti operazioni di rappresaglia (Iran 1980, Grenada 1983, Panama 1990, Somalia 1993) ma così non è stato. C'è stata invece una reazione volutamente spettacolare per soddisfare un'opinione pubblica americana assetata di vendetta prima che di giustizia. Una vendetta brutale e sanguinaria, ma assolutamente necessaria secondo le voci della maggioranza degli americani, anche a costo di sacrificare le vite di migliaia di innocenti.
E'così cominciata la vendetta dell'America nei confronti del sanguinario invasore. Attacchi massivi e ingiustificati a paesi del Medioriente che fino a pochi anni fa combattevano proprio accanto alla superpotenza Usa l'altra superpotenza di allora, quella Sovietica. O forse una giustificazione c'era e c'è tutt'oggi ed ha il colore insieme scuro e brillante dell'oro nero: il petrolio.
Unico elemento che ancora oggi crea e legittima la dipendenza degli Stati Uniti dai Paesi Mediorientali, il petrolio è la vera ragione del conflitto. Conquistare e subordinare le aree di produzione petrolifera era l'intento, neppur tanto velato, della giunta Bush, da sempre vicina ai "petroldollari" come nessuna amministrazione prima.
Una guerra per il petrolio quindi. Ma una guerra contro chi? Contro un nemico che neppure esiste. Oggi l'Iraq, che conta circa 27 milioni di abitanti, non minaccia davvero nessuno, e non lo faceva prima dell'instaurazione del protettorato militare americano. E' incapace di minacciare ed offendere per mancanza di risorse politiche e militari, prima che economiche e logistiche. D'altronde gli stessi Stati Uniti lo avevano depennato dalla lista dei paesi sostenitori del terrorismo già nel lontano 1984.
Anzi, a ben vedere, oggi l'Iraq è forse l'unico paese arabo a non avere alcun legame con le reti del terrore islamico. Basti pensare che quindici dei diciannove arrestati per gli attentati sono di origine saudita.
Ingiustificabile. E' questo l'aggettivo che meglio si adatta alla guerra USA-Iraq e che meglio descrive questa assurda situazione. Ingiustificabile non soltanto nei mezzi e nei modi, ma anche dal punto di vista del diritto Internazionale. Gli Usa sono l'unico paese del mondo ad aver violato la Carta delle Nazioni Unite, il cui articolo 2 vieta infatti di "utilizzare la forza o minacciare l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di ogni paese", mentre gli articoli 41 e 42 sottolineano come nessuno stato membro può attaccarne un altro senza l'esplicito accordo del Consiglio di Sicurezza. Dunque tutti gli attacchi Usa dal 1991 ad oggi sono illegali. Ma non lo sono per gli Stati Uniti, alla ricerca costante di nuovi pprovigionamenti e fonti diversificate per rispondere all'aumento di fabbisogno di petrolio.
E il grande accusato dov'è? Osama Bin Laden dov'è? Probabilmente se ne sta rifugiato in qualche caverna dell'Afghanistan al riparo da quelle bombe che lo vorrebbero morto. E ogni tanto lancia qualche messaggio "pubblicitario" sulla ormai celebre tv araba Al-Jazzera, tanto per attizzare gli animi, qualora ce ne fosse ancora il bisogno.
In conclusione, crediamo davvero che una guerra contro l'Oriente possa davvero porre termine all'ondata di odio cui siamo quotidianemente sottoposti?
Crediamo davvero che la distruzione di un paese, la cattura del suo dittatore, la sua pubblica esecuzione e l'instaurazione di un "governo controllato" possano risolvere il problema del terrorismo?
La risposta, stando ai fatti, è che finchè le lobby economiche, guidate dalla nuova casta neoimperialista che fa capo a George Bush ma che risponde anche ai nomi di Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz, John Ashcroft, James Woolsey, Richard Perle, Condoleeza Rice seguiteranno a governare il più grande paese del mondo, all'orrore e al massacro non potremo porre fine. Mai.
Per questi "signori del bene" (e lo scrivo volutamente con la lettere minuscole), l'uso della forza e della macchina da guerra è sempre giustificata e giustificabile quando serve gli interessi dell'America, essendo tali interessi ritenuti, per principio, massima espressione delle aspirazioni dell'uomo.
 

 

Gianluca Novi

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