lunedì, agosto 11, 2008

Il mago Jose'

Il mago Josè

 

di Alberto Achilli

 

Non sarà mai come Helenio Herrera. Uno che non si sapeva con precisione neanche dove fosse nato ne' quando, emigrato dall'Argentina in tenera età e cresciuto in Marocco fra gli sgherri della Legione Straniera.

Altri tempi. Ci fosse stata Internet, sarebbe stata dura anche per il mago HH sostenere di aver scoperto, fra le dune del deserto, il primo fuoriclasse nero della storia (il marocchino Ben Barek),  di aver ricevuto un quarto d'ora di applausi all'ultima delle sue innumerevoli partite con il River Plate, di essere stato uno dei migliori terzini della Nazionale Francese. Per la cronaca, il buon Helenio nella Francia e nel River Plate non ci ha mai giocato, mentre Ben Barek era una star pagatissima quando approdò allo Stade Francais, allenato (questo sì!) dal nostro eroe.

Josè Mourinho è un illusionista più raffinato, un David Copperfield come Herrera poteva essere un Mago Otelma ante-litteram. Non è un autodidatta.  Padroneggia i mass-media con una maestrìa che può avere solo chi ha studiato a fondo l'arte della comunicazione. Inventa frasi a effetto come il più consumato degli agenti pubblicitari, ha l'eloquio forbito di un principe del foro, l'eleganza di un manager di Wall Street,  la presenza scenica di un candidato alla Casa Bianca.

Ma in fondo, sono solo dettagli. L'istinto dell'incantatore di serpenti è il medesimo. Identici l'ego smisurato, la voglia di stupire a ogni costo, la padronanza dei tempi comici da commediante consumato.

Anzi, è indubbio che su questo parallelismo, che lega idealmente anche le Inter di Moratti padre e Moratti figlio, il portoghese ci marcia su che è un piacere, a suo agio nella parte dell'affabulatore come un feto nel liquido amniotico.

In un paio di mesi ha già preso possesso delle prime pagine dei giornali,  la sua faccia strafottente da figlio di buona donna è diventata famigliare al pubblico televisivo, anche quello che segue distrattamente le cose calcistiche.

Al buon Aldo Biscardi dev'essere scesa una lacrimuccia : ci fosse stato ai suoi tempi un personaggio del genere la vita sarebbe stata molto più semplice. Avrebbe pagato di tasca sua per trovare uno come lui, uno che ai primi di agosto fosse già riuscito a far incazzare gli allenatori di Milan e Juve e con loro milioni di tifosi bianconeri e rossoneri. Altro che polemiche create sul nulla, altro che liti programmate e posticce fra Corno e Crudeli : una manna piovuta dal cielo.

Deve giocare con la Juve nettamente più in forma? Scarica la pressione sugli avversari sostenendo che sarebbe preoccupante per i bianconeri non riuscire a battere un'Inter così in disarmo. Un vero prestigiatore della parola : agita le mani, distrae il pubblico e fa sparire il coniglio, che è poi la cosa più importante (nel caso, che l'Inter stava giocando peggio della Juve).

Mourinho è uno di quei personaggi che lì per lì ti fa girare i gabbasisi, per dirla alla Camilleri, ma a mente fredda ti tocca dirgli grazie. Giornalisti, dirigenti, tifosi, arbitri, allenatori : tutti coinvolti, volenti o nolenti, in uno pirotecnico  spettacolo in cui ognuno ha di che divertirsi e, soprattutto, di che guadagnarci. Comprese le vittime sacrificali, perché il comandante Dreyfuss non sarebbe mai stato nulla senza quella peste di Clouseau, e insomma anche il buon Ranieri, seppur proditoriamente deriso e invecchiato, deve aver provato un certo vezzoso compiacimento nel ritrovarsi finalmente in copertina, dopo anni e anni di anonima carriera.

"The special one" lavora per sé stesso, per coltivare il mito del suo personaggio, per diffondere il suo personale brand in nuovi mercati dopo quello inglese, un marchio che deve restare di successo al di là degli aleatori risultati sul campo.

Ma lavora anche per gli interessi del proprio club. Stritolata, mediaticamente (ma finora superiore sul campo) fra i colossi Milan e Juve, l'Inter ha un rapporto conflittuale con i mass-media, storicamente e oggi più che mai. Le reti Mediaset, gli inviperiti reduci del sistema Moggi, i numerosi giornali filo-juventini, gli ambienti romani : nessuno ha visto di buon occhio i recenti successi dell'Inter.

Quest'anno l'attacco al trono è partito in grande stile: poderosa la campagna milanista, col gentile aiuto di Mediaset, per celebrare l'arrivo di Ronaldinho, reclamizzatissimo il ritorno a grandi livelli della Juve del nuovo corso. Mourinho ha risposto col presenzialismo a oltranza, senza pudore : provocando, aizzando, sentenziando, insinuando, proclamando. Ha costretto quasi fisicamente giornali e televisioni a parlare dell'Inter.

Senza contare gli effetti benefici sui giocatori, protetti e sgravati da fastidiose pressioni esterne, tutte sul groppone di the special one. Uomo solo al comando,  bersaglio e unico referente attendibile per ogni polemica, sconfitta o voce di mercato che sia, in una società che per anni ha avuto vittorie con tanti padri e sconfitte figlie di nessuno.

A ognuno il suo: non siamo mica tutti uguali. C'è chi ama il quieto vivere e si tiene a distanza da polemiche e pressioni inutili (Ancelotti, Donadoni), chi ci si butta a capofitto ma alla fine rischia di rimanerne risucchiato ( Mancini, Domenech) e chi ci sguazza (Mourinho, Capello), ne ha quasi un bisogno viscerale per trovare stimoli e combattività.

Poi, chiaramente, il verdetto del campo dirà il resto, e non farà sconti neanche a Mourinho, com'è giusto che sia. Si fa presto a diventare delle macchiette : lo sanno bene i vari Cesare Maldini, Boskov, Agroppi, Mazzone, lo stesso Trapattoni, peraltro più simpatici, benvoluti e meno taglienti del portoghese. Herrera era un personaggio pittoresco quando arrivò all'Inter, un genio quando iniziò a vincere, un rimbambito quando cominciò a perdere.

Voglio sperare, anzi sono certo, che per il primo tonfo dell'Inter abbia già in serbo una trovata geniale per sviare l'attenzione : personalmente suggerirei la rivelazione in diretta del terzo segreto di Fatima, tanto per rimanere in tema di Portogallo. Qualcuno apprezzerà la levata di genio, altri cominceranno a fare due conti. Se il termine di paragone è Mancini, il portoghese deve rivincere lo scudetto e portare l'Inter fra le grandi d'Europa, il che significa vincere la Champions League o almeno andarci vicino. Tanto per chiarire , due campionati vinti in Inghilterra (al primo tentativo), più una Champions League e una Coppa Uefa conquistate alla guida del Porto (il Porto, non il Real Madrid..), dimostrano come Mourinho viva di fatti oltre che di parole.

Le sentenze, comunque, arriveranno molto presto. E a quel punto, non ci saranno equilibrismi dialettici o mistificazioni della realtà che tengano.  Già, ma intanto vuoi mettere che spasso? Se il calcio è ormai uno show ancor prima che uno sport, ai suoi protagonisti è richiesta, oltre alla vittoria, anche una forte  predisposizione all'intrattenimento del pubblico pagante. Ben venga un personaggio simile, in un calcio italiano improvvisamente intristito e impoverito dalla crisi economica e dalla conseguente fuga dei campioni.

Il  "non sono un pirla" è già un capolavoro che vale da solo il prezzo del biglietto, un marchio di fabbrica come il "taca la bala!" di Herrera, lo "strunz!!" di Trapattoni o il "rigore è quando arbitro fischia" di Boskov. Ogni partita, ogni conferenza stampa dell'Inter è ormai un evento. I giornalisti si aggrappano al guru portoghese alla disperata ricerca di qualche spunto per riempire gli striminziti giornali estivi. Gli avversari attendono con ansia il crollo dell'arrogante avversario, pregustando un godimento  incommensurabile. Gli interisti gonfiano il petto, coltivando sogni di grandeur da troppi anni sopiti.

Il campionato è ben lungi dal cominciare e le rivalità, le caratterizzazioni degli sfidanti sono già ben delineate e sedimentate, come in un poema omerico o nelle commedie di Plauto : l'astuto Ulisse-Mourinho, il vecchio galantuomo Ranieri, il pacioso Ancelotti, il gladiatore romano Totti.

Proprio come ai ben tempi, proprio come nelle nostre migliori tradizioni. Il Napoli povero e scaltro di Maradona contro il Milan computerizzato di Sacchi & Berlusconi, la Juve targata Fiat contro la Roma capitale politica, l'adultero Coppi contro il devoto Bartali, l'estroverso Valentino Rossi contro l'ombroso Max Biaggi, e via discorrendo. Lo sport è entrato nel nostro immaginario grazie a queste contrapposizioni, fossero anche solo semplicistiche schematizzazioni costruite ad arte. E il calcio non è nient'altro che questo : uno straordinario spettacolo popolare. E allora vènghino! vènghino sìore e sìori !! il Circo della Serie A è in arrivo!

 

 

Alberto Achilli : albachi2@hotmail.com

 

 



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