IL SUPERMARKET DELLE SUGGESTIONI
Intervistati Italiani a Londra: troppo impegnative le opere d'arte. Meglio le riproduzioni.
Non è certo l'Italia l'esempio della città d'arte del futuro. Classica per eccellenza, amata da turisti stranieri europei ed extraeuropei, rimane lì, come una bellissima ceramica della nonna. Bellissima, ma vecchia.
Il resto, intanto si evolve, giusto o sbagliato che sia. E, per capire il futuro, non resta che guardare il presente.
Due realtà a confronto: Londra e Milano.
Efficace l'intervento dell'intervistatrice Carla Novati, davanti al British Museum, aspettando alcune ragazze italiane in vacanza studio. "Piaciuto il museo?" "bellissimo- rispondono- abbiamo visto ingresso, bar, ristorante e bookshop. E anche fatto acquisti-. Tre borse alle mani. E le opere? - troppi piani: abbiamo acquistato il catalogo".
"Non manca lo spazio, ma il tempo. Un'ora di visita al museo basta solo per lo shopping e la colazione". Perché, nell'ordine, dopo l'ingresso, viene il bar e il bookshop. Le opere sono noiose, impegnative.
"Abbiamo visto la Stele di Rosetta … - dicono soddisfatti due giovani fuori dalla National Gallery di Londra - … ci siamo saliti sopra per farci le foto". Peccato, era un falso. Al primo piano nella biblioteca.
Non è accaduta la stessa cosa alla Pinacoteca di Brera perché lì, di turisti italiani, non ce ne sono.
Quella grandiosa "Pinacothèque" amata dagli stranieri che, ormai, riceve in media due italiani al giorno.
"Spesso- spiega uno studente milanese dell'Accademia- se sei italiano e entri nel museo ti fanno pagare il ridotto e, con un sorriso, ti regalano un catalogo". Il 20% dei giovani laureati di Milano pensa a Brera come "la via dei pub e dei cocktail fino alle 4 del mattino", mentre il 30% non conosce l'esistenza della Pinacoteca Ambrosiana.
Situazioni disarmanti a cui si cerca di riparare. E con successo. Ed ecco il magico intervento della tecnologia che porta tutti sullo stesso piano.
Arrivano le riproduzioni "interattive di opere d'arte": al museo di Seul (Corea) si può conversare con una Gioconda di pixel. "Gli spettatori- spiega Carla Novati - impareranno l'arte direttamente dalle opere (elettroniche) esposte. Parlano e rispondono". Film simili alle fiction proiettati sulle pareti della Reggia di Venaria (TO). Videogallery alla Tate Modern londinese. Giochi interattivi per bambini e adulti. Lunapark degli orrori nel museo delle cere.
Alla fine, vincono i tanto amati musei evocativi.
Londra, come tante altre. Città d'arte a misura d'uomo, non più quadri e sculture immobili ed eterne, ma pixel, negozi e ristoranti chic. Non mancano i centri commerciali con una sala dedicata ad esposizioni temporanee. Scale mobili e ascensori.
Non saremo noi a cercare l'arte ma l'arte a venire da noi.
Con le tre parole magiche di una società pigra e superficiale: commercio, consumismo e tecnologia.
Letizia Lanzarotti
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