di Pina Radicella
Lunedì, 29 Settembre 2008
Concerto impressionante. Giovedì, 25 Settembre, a Roma, presso l'Auditorium
Parco della Musica dell'Accademia Santa Cecilia, nell'ambito del Belcanto
Festival, il mezzosoprano più famoso del mondo, Cecilia Bartoli, ha registrato
un successo strepitoso. La sala, gremita (circa 2000 spettatori), ha accolto un
pubblico eterogeneo che ha raggiunto il delirio ad ogni esecuzione della
giovane primadonna, la quale, a soli 42 anni, è la star incontrastata dei
maggiori teatri del mondo. Il segreto del suo successo? Direi che sia opportuno
parlare di variopinte componenti. Cecilia è umile, solare, bella (il che non
guasta affatto!), carismatica, affascinante; è dotata di rara intelligenza
musicale ed è molto colta (anche poliglotta). Ciò le consente di interpretare
qualsiasi brano con massima compenetrazione e consapevolezza del testo e della
musica. È una vera musicista e musicologa, insomma. La scelta del repertorio a
lei consono (Barocco e Belcanto – personaggio essenzialmente rossiniano) è di
sicuro una carta vincente. Molte sedicenti cantanti italiane, pur di smentire
che non si può essere tuttologhe, si cimentano in ogni ruolo. Risultato? Il
cattivo gusto dilaga senza freno. Gran parte del pubblico, soprattutto
adolescente, che "subisce" determinate performance, non avendo proposte
alternative né il bagaglio culturale adeguato (non per colpa propria,
naturalmente), crede che quello propinato dai media sia il prodotto giusto; lo
elegge modello e lo considera punto di riferimento. Al contrario, una diva come
la Bartoli, nella nostra area, è quasi sconosciuta... Che tristezza! Infondo,
di cosa ci meravigliamo? È uno dei tanti paradossi dell'Italia. Romana, Cecilia
vive da molti anni a Zurigo, terra che l'ha accolta e l'accoglie con gli onori
che le si addicono. La sua casa discografica, in esclusiva, è la storica ed
internazionale Decca, per la quale, di recente, ha inciso La Sonnambula di
Bellini, insieme al tenore peruviano Juan Diego Flórez. Tornando al concerto,
diva Cecilia ha sfoggiato due abiti, diversi solo nei colori (azzurro per il
primo tempo e rosso per il secondo), degni del suo splendore, con una parure
che ne accentuava i lineamenti luminosi ed energeticamente positivi, tipici di
chi ha l'Arte nel DNA e gode nel regalarla agli spettatori. In repertorio,
naturalmente, brani romantici, inseriti nel suo ultimo e fortunatissimo lavoro
discografico, Maria, dedicato alla primadonna ottocentesca Maria Malibran, cui
abbiamo accennato in precedenza. Arie ricercate, scritte da García (papà della
Malibran, di origine spagnola), Rossini, Mendelssohn per la Malibran e, della
stessa Malibran, anche compositrice, la famosa Rataplan, travolgente per l'
incalzare di un tamburo rullante con cui la nostra non ha perso occasione di
duettare, attraverso la simpatia e la grazia che la caratterizzano
inesorabilmente. È accompagnata dall'Orchestra La Scintilla, dell'Opera di
Zurigo, che, secondo una prassi romantica, viene diretta dal primo violino ma,
senza dubbio, nella fattispecie, soprattutto dalla divina Bartoli, che riesce a
collegare movimenti utili alla respirazione, all'emissione vocale, all'
interpretazione, a gesti celati da direttore d'orchestra. Anche in questo è
unica e gli stessi orchestrali sono ai suoi piedi, venerandola e sostenendone
il canto nel pieno rispetto del tempo, delle pause, delle cadenze, dei
virtuosismi, del fraseggio, dei colori, con la sobrietà di chi esterna delicate
carezze. Doppio bis: prima un brano flamenco del García – Yo que soy
contrabandista –, in cui è esplosa anche l'ammaliante showgirl dai tratti
ancestrali andalusi (da piccola, tra l'altro, sognava di diventare ballerina e
cominciò a studiare ballo, prima di sposare fedelmente e indissolubilmente la
Musica), accompagnata da chitarre, nacchere e battimani e, dulcis in fundo, il
suo cavallo di battaglia per antonomasia: "… Non più mesta", da La Cenerentola
di Rossini, eseguita in maniera ineffabile ed ineccepibile, sempre con lo
sguardo, pulito e meravigliato come quello di un bambino, che regalano i suoi
profondi occhi scuri, specchio della sua nobile anima. Cecilia è una Musa;
ispira Poesia, Musica e Arte a tutto tondo. L'augurio che rivolgo ai lettori è
di poterla ascoltare ed ammirare, almeno una volta, dal vivo, magari al San
Carlo o, perché no?, al Corallo, teatri a noi geograficamente più vicini.
Ricordate il famoso motto napoletano: "vide Napule e po' muore"? Come sempre,
a voi la conclusione!
Pina Radicella
www.pinaradicella.com
pinaradicellapiuccio@libero.it
Tel. 339/7509692
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