domenica, luglio 12, 2009

VOLO DI UNA CAPINERA IN GABBIA

" Quello che io provo non ha nome! Sentirsi colpevole a tal segno… aver tal paura del proprio peccato! E non potersene staccare!..."

Una povera capinera chiusa in gabbia come la stessa che metaforicamente narra il romanzo Verghiano:

timida, triste, indifesa e desiderosa di vita, la stessa vita che stava spegnendosi tra le grate del convento in cui e' costretta a perire tra dolore e disperazione per un destino non scelto ma imposto.

Una timida creatura che malaticcia si rifugiava in un angolo della sua celletta, anche udendo il canto allegro delle altri uccelletti che cinguettavano sul verde prato e nell' azzurro cielo;  il suo sguardo era vuoto e pieno di lacrime che l'avrebbero presto condotta allo spegnimento.

Una prigionia che non avrebbe mai osato tentare di interrompere pure al costo della sua stessa vita, parole gentili mentre la sua anima era celata e carcerata nel silenzio delle grate tra le urla festose delle altre novizie che aspettavano con gioia il congiungimento a Dio.

Maria, educanda, destinata ad una vita da suora, muore per amore quando in tempi lontani nessuno avrebbe trovato il coraggio di ribellarsi alla sorte destinata per interesse; rassegnazione e preghiera e dopo poco tempo chinando il suo capo venne trovata morta, nella sua cella con la testa sotto l'ala.

Era morta la povera capinera, era morta perchè nel suo povero corpicino c' era qualcosa che non si nutriva solo di miglio; aveva sofferto per qualcosa che andava oltre la fame e la sete.

La sua gabbia era un chiostro, le alte e nude mura di un convento che avevano imprigionato e torturato lo spirito della povera educanda; una storia intima, di un cuore tenero e inosservato che aveva rassegnato alla preghiera la sua sorte senza tentare di far sentire al mondo la giovane voce, il suo urlo di disperazione,  il giovane desiderio di un amore conosciuto ma represso e cacciato via.

La giovane novizia aveva rinunciato alla vita, guardando l'azzurro cielo aveva detto addio tristemente alla sua grande passione, al suo amore, al suo  peccato che avrebbe per sempre amato e portato con sé.

"Storia di una capinera":  scritto nel 1869 e pubblicato nel 1871 da Giovanni Verga.

 

Articolo realizzato da:

Veronica Ferlito



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