Foggia, 17 Febbraio 2009
Ci siamo: il 59° Festival della Canzone Italiana, il Festival Nazionale, il Festival di Sanremo è alle porte.
Prepotentemente entrerà nelle nostre case. Schermi lcd e al plasma siate contenti che i vostri pixel saranno ben trattati. E voi, tubi catodici, affaticati da anni di reattività, impolverati e dimenticati, sarete ben lieti di assistere all’evento culmine del pensionamento via cavo. Lode a voi televisori d’altri tempi per averci fatto sognare.
Il Festival da questa sera ci visiterà per circa quattro ore o, per chi dello zapping ne fa un’arte, per qualche temporaneo momento. Ebbene sì, ci visiterà perché fra nuovi sistemi elettronici per rilevare l’audience e sospette intercettazioni (usate ed abusate a tutto campo), l’evento sarà più che un prodotto per farci divertire, un prodotto per testare le capacità degli organizzatori e conduttori.
Comunque vada, il Festival di Sanremo ci accompagnerà per tutta la settimana, tra una nota ed un monologo.
Il Festival di Sanremo un prodotto televisivo e radiofonico tutto italiano, finanziato in parte anche dai nostri soldi, di noi utenti “forzati”, finanche di chi della grande “Mamma RAI” non ne vuole sentir parlare e vedere. Un finanziamento obbligato, una tassa ridicola ed obsoleta che serve solo a rimpinguare le casse statali. Una tassa alquanto forviante e vassalla del sistema politico, una tassa senza assise né ricorso alle casse tributarie.
Quest’anno a Sanremo vedremo il grande Paolo Bonolis, un uomo, secondo me, in prestito alla televisione. Un uomo che per le sue doti e conoscenze letterarie potrebbe esprimere la cultura a 360° nei salotti più blasonati del Paese; un cattedratico che dell’Accademia della Crusca potrebbe esserne il traghettatore.
Purtroppo il dio danaro fa miracoli molto più di soddisfacenti di quello religioso e lo stesso Bonolis ne è attratto. Mi rincuora solo che della sua cultura, Bonolis ne fa uso corretto e splendente a fini sociali, aiutando gli sfortunati ed aprendo gli occhi agli orbi di un sistema sempre più lontano dalla solidarietà.
Ma Bonolis, e devo dirlo a malincuore, è stato attaccato per la sua bontà e senso di famiglia che echeggia nel suo immenso cuore. Non è che sia stato contestato l’operato, infondo lui è il direttore artistico (almeno sulla carta, poi…) e sappiamo bene che responsabilità e potere abbia questa figura, ma alcune scelte di un entourage circoscritto ai più vicini, ha fatto sparlare il mondo mediatico, e non solo.
Che Bonolis soffra di mancanze affettive? Che voglia rimanere il Patriarca di una famiglia allargata, espressione tanto in voga e “familiare” nella realtà nazionale? Eppure sarebbero un’arma a doppio taglio visti i risultati di recenti vicende.
Comunque sia, Bonolis ha tutta la mia stima ed ammirazione, da uomo che da manager dello spettacolo. Almeno quando c’è lui, si ascolta un italiano grammaticalmente esatto, variegato e ricco di termini molto lontani dai testi scolastici e libri narrativi che dovrebbero insegnarlo anzitempo l’uso improprio che in TV è diffuso.
Bene Bonolis, avanti così.
Ma Sanremo non è solo Bonolis (ed il Pippo nazionale ne sa qualcosa). E notizia di qualche ora che il direttore Del Noce ha minacciato di chiudere il Festival se non saranno garantiti gli indici di ascolto previsti. Ma scusi Del Noce, se Bonolis avesse avuto tale potere, quello di prevedere il futuro, sarebbe lì con lei?
Sinceramente rimango sconcertato da una simile affermazione. Del Noce ha tutto il diritto di recriminare un ascolto che risollevi il festival, ma non può pronunciarsi sulla chiusura del Festival. Il Festival è anche frutto dei nostri soldi, delle nostre tasse versate con il canone e perciò un po' è nostro. Che poi sia seguito o meno, è un problema di chi lo organizza e gestisce. Francamente mi sento indignato da una decisione autoritaria e dal sapore “monarchica” o “padronale”. La Rai non è di Del Noce (per fortuna). Il suo 'fare' è ammissibile in aziende private. Che sia libero di gestire altre realtà. E poi, fra lui e Bonolis vi è un divario immenso, credetemi non è così che vorrei spendere i miei soldi con il canone, se spesi si potrebbe dire al posto di “imposti”. W la libertà della nuova Armata Brancaleone.
Il Festival di Sanremo è una platea di lancio e rilancio, un salotto, dove il giudizio è protagonista e segue per sempre chi ne fa parte o giudicato.
Anche quest’anno non mancano le solite polemiche, volute, non volute, studiate, improvvisate; buon contorno per un evento blasonato ed invidiato da molti paesi: i diritti storici TV del giullare di “corte baudiana”, la voce “eterizzata” della “Tigre di Cremona”, il titolo dell’amico dei bimbi e dei fiori (meno male non fumati…) ma non dell’adulto rivalorizzato ed emancipato, l’esacerbazione di molti nell’ascoltare un’invocazione fallica. Argomenti di tutto rispetto, ma stucchevolmente costruiti per rinvigorire una fiamma flebile e poco ossigenata.
Che dire, attendiamo l’evento musicale, non giudichiamolo anticipatamente, fa male a noi stesi.
Il Festival di Sanremo, d'altronde è espressione della nostra terra e se lo giudichiamo prima di essere trasmesso, non facciamo altro che autolesionarci.
Un fato è certo, assisteremo alla svolta tanto attesa. Da oggi avremo un’altra “P nazionale”, quella di “Paolo” anziché di “Pippo”. Il cambio di guardia è appena all’inizio. In bocca al lupo, Paolo; poi gli auguri.
Riconosciamo tutti la svolta, il coraggio di Bonolis a mutar un regolamento vecchio con uno innovativo, interattivo e cosciente dei nuovi mezzi d’informazione, quelli informatici, del web. Mezzi, in barba al “millenario” concetto di novità e d’inedito, che danno la possibilità di ascoltare i giovani, metabolizzare e digerire le loro espressioni musicali, molte volte accantonate per dar spazio a brani ed incisi più orecchiabili ma privi di contenuti che del sociale, del disagio, dell’individualità li innalzano all’Olimpo della critica musicale.
Diamone atto, la scelta di far votare anche i musicisti, gli orchestrali, i veri competenti in materia, è un atto di pluralismo, riconoscenza della maestria ed arte di queste persone note solo per le note che ci fanno ascoltare, per il loro importante lavoro ma secondario al fine. Non è vero: un brano, una canzone è completa se ha musicabilità.
Diamo fiato alle trombe, è in onda il “59° Festival della Canzone Italiana”. Non dei cantanti, non dei presentatori, non dei direttori artistici e figuriamoci di quelli di rete; ma neanche delle star o super star, o degli ospiti ed opinionisti. E’ il Festival della Canzone, quell’Italiana: ascoltiamola, gustiamola ed amiamola.
Dimenticavo: godiamoci il Maestro Laurenti, il vero guest-star dell’evento, la spalla “amica” che ispira Bonolis. Laurenti, che se ne dica, è un Maestro di Musica, il vero ascoltatore critico che Sanremo poteva avere: giusto.
Comunque vada, sarà sempre un successo, perché Sanremo è un miracolo dell’attuale espressione televisiva, sopravvissuto ai tanti surrogati propinati per il resto dell’anno da tutte le emittenti captabili nell’etere nazionale.
Il “59° Festival della Canzone Italiana”, godiamocelo.
E poi. Sanremo a me piace.
Ad maiora.
Nico Baratta