Va innanzi tutto premesso che, in tempi non troppo remoti, alcuni (anche nell'ambito del pensiero cattolico) hanno ritenuto di poter negare la sofferenza degli animali, giustificando tale convinzione con la mancanza di coscienza da parte loro: una simile tesi è, per fortuna, assolutamente superata dato che per coscienza, in questa accezione, deve intendersi non già la valutazione, sul piano morale, del proprio comportamento (autocoscienza che costituisce attributo specifico ed esclusivo dell'uomo), bensì solo l'insieme delle capacità psico-fisiche che consentono la percezione di tutto ciò che accade su di sé ed intorno a sé e che costituiscono patrimonio comune sia degli uomini che degli animali.
Anche se non si rinvengono, nei Vangeli, precise indicazioni che l'uomo deve seguire nei rapporti con gli animali, il loro rispetto è da ritenersi prescritto, (come affermato nel "Catechismo della Chiesa Cattolica") dal settimo comandamento, nel quale rientra il rispetto dell'integrità della creazione, affidata all'uomo perché la "custodisse" (Gn 2, 15): "la signoria sugli esseri inanimati e sugli altri viventi accordata dal Creatore all'uomo non è' assoluta………Gli animali sono creature di Dio: Egli li circonda della sua provvida cura. Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro,…….. è, pertanto, contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita."
Gli animali, quindi, soffrono e muoiono come gli uomini: ma qual' è la causa della loro sofferenza?
Difficile è sostenere, come da alcuni si continua a farlo, che ciò è la naturale conseguenza del "peccato" dell'uomo che avrebbe coinvolto tutto il creato, anche se molte delle sofferenze patite dagli animali sono, in effetti, attribuibili a disumani comportamenti dell'uomo nei loro confronti.
Se, infatti, è vero, sulla base dei risultati ottenuti da scientifiche ricerche svolte sull'argomento, che i primi organismi pluricellulari comparvero sulla terra 570 milioni di anni fa, i dinosauri 200 milioni di anni fa, i primi piccoli mammiferi 65 milioni di anni fa, l'"homo habilis" 2 milioni di anni fa ed, infine, l'"homo sapiens sapiens" "solo" 40.000 anni fa, è evidente che la sofferenza e la stessa morte degli animali preesistesse molto prima che l'uomo comparisse sulla faccia della terra; né la prescienza, da parte del Dio Creatore, del futuro peccato dell'uomo può aver determinato un simile effetto: d'altra parte lo stesso S.Tommaso D'Aquino sostiene nella sua "Summa" (I, q. 69, a 2) che il peccato dell'uomo non ha cambiato per nulla la natura delle cose.
Dovendo, pertanto, escludere che il peccato dell'uomo possa essere la causa della sofferenza degli animali e che, comunque, sofferenza e morte non rientravano nel progetto di Dio creatore, deve concludersi che entrambe sono opera di chi ha sempre cercato di ostacolare e deturpare la Sua opera, cioè del Demonio: "la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo" (Sap. 2, 24).
Pur essendo il diavolo e gli altri demoni stati creati da Dio naturalmente buoni, da se stessi si sono trasformati in malvagi. La Scrittura parla di un peccato di questi angeli: tale caduta consiste nell'avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio; delle loro opere malvagie, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio. Sebbene la loro azione causi gravi danni, sia di natura spirituale che di natura fisica, questa azione è permessa dalla divina Provvidenza: la permissione divina di tale nefanda attività diabolica resta sempre un grande mistero che, pertanto, investe, nella sua insondabilità, il problema della sofferenza dell'uomo, coinvolgendo anche quella fisica degli altri esseri viventi.
Altro non ci resta, convinti per fede che "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rm 8, 28), che sperare che la morte corporale, dalla quale gli esseri viventi sarebbero stati esentati, in assenza del peccato, sarà "l'ultimo nemico" a dover essere vinto e che, alla fine dei tempi, comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la Provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo.
Alla fine dei tempi, infatti, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza, dopo il Giudizio universale i giusti regneranno per sempre con Cristo, glorificati in corpo ed anima e lo stesso universo sarà rinnovato.
"Allora la Chiesa…avrà il suo compimento… nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e quando con il genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l'uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo" (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium).
Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l'umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l'espressione "i nuovi cieli e una terra nuova".
Per l'uomo, questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell'unità del genere umano, non più ferito dal peccato, dalle impurità, dall'amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena.
Quanto al cosmo, la Rivelazione afferma la profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l'uomo; anche l'universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, "affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti" (Sant'Ireneo di Lione).
Ed allora, perché andare alla ricerca, come fanno innumerevoli teologi, di reconditi significati allegorici contenuti nella raffigurazione dei "tempi messianici" descritta da Isaia (11, 6-8), secondo cui, in quei tempi: "il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi", invece di limitarsi al significato letterale di quell'affermazione?
Certamente alcuni teologi storceranno il naso riguardo alla possibile salvezza degli animali, soprattutto quanti non li amano. Ma il Signore li ha creati e per loro, come risulta dai numerosi passi biblici, ha previsto la destinazione in paradiso. Se noi li amiamo, a maggior ragione li ama Dio Creatore: l'Amore.
Ovviamente per loro non può esserci il giudizio in quanto incapaci di libero arbitrio.
Di conseguenza, mentre per gli animali il Paradiso è certo (pur sempre nei limiti della loro natura), per gli uomini è necessario transitare dal giudizio divino. Gli uomini che hanno rifiutato Dio fino alla fine della loro vita finendo all'inferno a far "compagnia" al diavolo, si roderanno d'invidia anche per la miglior sorte toccata agli animali.
A tal proposito ripropongo quanto riportato da un sito internet ( www.genitoricattolici.org ) come confidenza di un esorcista.
"Poiché gli era morto da poco un cane a cui era molto affezionato, decise di chiedere conferma al diavolo riguardo al seguente passo dell'Apocalisse 5, 13: 'Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano: A Colui che siede sul trono e all'Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli'.
Riporto quanto successe in tale occasione.
Esorcista (verso la fine dell'esorcismo, quando il demonio era spossato dalle preghiere): 'In nome di Dio Onnipotente e del Santo Spirito di verità, cosa significa il passo dell'Apocalisse 5, 13? Rispondi in nome di Dio'.
Nessuna risposta del demonio.
Esorcista: 'In nome di Dio, Verità e Vita. Rispondi'.
Nessuna risposta del demonio che comunque manifestava rabbia.
Dopo ripetuti interventi al riguardo, accompagnati da spruzzate di acqua benedetta, l'esorcista pregò mentalmente la Madonna chiedendo di aiutarlo a far parlare il diavolo. Dopo tale preghiera ebbe un'ispirazione e disse: 'Perché non parli? Sei forse invidioso poiché gli animali vanno in Paradiso ?'.
'Sììììììììììììì!' rispose rabbioso il demonio evidenziando l'umiliazione e la rabbia d'essere finito all'inferno, mentre gli animali sono in Paradiso".
Tratto dal sito www.federicopellettieri.beepworld.it
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