giovedì, febbraio 25, 2010

Popolo di Commissari Tecnici…e di PM

Popolo di Commissari Tecnici…e di PM
"Vere sedi staccate dei tribunali di tutta Italia sono i quotidiani che, con i loro editori, direttori e redattori,istruiscono processi e, ben lontani dai tempi biblici della giustizia reale, senza incertezze, in brevissimo tempo,condannano o assolvono".
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Un tempo si diceva che in ogni italiano  c'è un C.T. della Nazionale,  perché ciascuno, dal travet all'avvocato, dall' insegnante al fornaio, dallo studente liceale  alla nonnetta, etc. si sente a pieno titolo in diritto e con le capacità di scegliere i giocatori da convocare, fare la formazione, decidere tattiche di gioco…Il calcio, come la psicologia, purtroppo, permette a qualunque buzzurro di improvvisarsi esperto. Ovviamente si fa meno danno improvvisandosi Commissario Tecnico che permettendosi ingiustificate incursioni nell'altrui psiche…ridicole se non facessero piangere, ovviamente. Ma, tornando al calcio, questo essere tutti  dei potenziali C.T. se vogliamo è divertente,  in fondo non fa male a nessuno.

Assai differente è improvvisarsi PM.

Così, potenziali PM, a seconda dell'umore, del credo politico, delle simpatie e antipatie personali, dei vari gradi di collusione e connivenza con i personaggi indagati e via dicendo, istruiscono processi, promuovono indagini…e fanno anche di più: come dei veri giudici  si permettono giudizi, emettono sentenze, assolvono, condannano, concedono attenuanti, scartano prove e ne ritengono valide altre…il tutto secondo il personale parzialissimo metro, che fa risultare sempre innocente e  perseguitato chi va loro a genio e assolutamente e totalmente colpevole, senza   dubbio alcuno, chi ha la sola colpa di non  essere nelle loro grazie; contribuendo così  a squalificare  ulteriormente, se possibile, la disastrata giustizia italiana, facendo passare il concetto (e  questo a mio avviso è il più grande pericolo) che essa non sia credibile, che non sia affidabile, che non abbia titolo per giudicare chicchessia, che non ne sia all'altezza,  per incapacità, per malafede, per inettitudine, per deviazione ideologica, per cialtroneria dei suoi rappresentanti.

E' pur vero che non mancano gli esempi, a corroborare queste convinzioni. Ma sarebbe come giudicare la Chiesa dalla pletora dei preti pedofili, dai preti gaudenti e assassini, dai preti disonesti tutori di disabili, dai vescovi avidi di potere, dai preti che si permettono la disubbidienza  verso le leggi dello Stato e verso il Papa…Non si può giudicare la Chiesa da chi, indegnamente,  porta una veste alla quale ancora noi, forse dei poveri illusi,chissà,  guardiamo con rispetto e fiducia.

La Giustizia non è rappresentata da magistrati  che si permettono il lusso  di meditare quasi un decennio, lavorando attorno ad una sentenza, né da altri loro simili che lasciano liberi delinquenti efferati, riducono condanne o emettono sentenze creative; non è rappresentata, soprattutto,  da chi fa un uso distorto del suo potere, colpendo l'avversario politico.

Meno ancora  la Giustizia è rappresentata da chi non trova meritevole di una condanna esemplare l'automobilista che  investe due giovani, nonostante gli si addebitino  l'omissione di soccorso, la guida senza patente, l'aver superato due semafori rossi ad alta velocità,  il tutto mentre era impegnato in acceso  diverbio con la sua bella. Il popolino, talvolta più saggio di chi siede negli alti scranni(della giustizia, della politica, talvolta della Chiesa, senza differenza) grida all'ingiustizia in questi casi, inveisce e strepita anche se sa, e amaramente riconosce, che è tutto inutile.

Tornando ai PM improvvisati,  basta aprire un quotidiano, accendere la radio, vedere un qualsiasi notiziario, e non solo: nei talk show e persino nei programmi di intrattenimento, c'è sempre lo spazio per una seduta supplementare di questo o quel processo, di questa o quella cause célèbre, discussioni in cui i convenuti apportano i tesori delle loro  personali convinzioni, delle loro intuizioni, persino,  e a nulla valgono i sommessi inviti di chi, con maggiore raziocinio, magari suggerisce che servono le prove, e che non bastano le intuizioni, o peggio ancora, le simpatie e le antipatie personali, le ideologie politiche e quant'altro, per condannare o assolvere qualcuno.

Ma vere sedi staccate dei tribunali di tutta Italia sono i quotidiani che, con i loro editori, direttori e redattori, con ammirevole celerità, istruiscono processi, ogni giorno una seduta, senza rinvii. E,  ben lontani dai tempi  biblici della giustizia reale, senza incertezze, in brevissimo tempo,  condannano o assolvono. Sono un po' parziali,  questo sì, ma l'imparzialità di giudizio, unita non dico all'amore, ma almeno al dovere della verità,  evidentemente è un lusso che, di questi tempi, nessuno si può permettere, né a destra, né a sinistra. Quindi, solita dicotomia, colpevolisti e innocentisti, feroci requisitorie  o, all'opposto, arringhe acritiche e appassionate. Spesso basate soltanto su  qualche imprudente articolo, o su di un semplice avviso di garanzia il quale, non sarà mai ripetuto abbastanza, non è un aprioristico giudizio di colpevolezza, non è un'infamia, non è un abuso ma, appunto, una garanzia, voluta strenuamente dai garantisti compilatori del Codice che privilegiano il diritto del cittadino a difendersi. Questo anche a  scapito della segretezza, che favorirebbe, magari, indagini più celeri, minori possibilità di sparizione o inquinamento delle prove e, soprattutto, consentirebbe un lavoro più sereno ai magistrati che, talvolta, l'impressione di non essere proprio del tutto sereni e sobri, la danno.

Un processo sui media, comunque, non è il miglior modo per garantire che giustizia sia fatta.

Sentir dire poi ad un indagato "…sono tranquillo, la gente è con me…" è inquietante, perché contiene l'implicita assoluzione per chi ha seguito, per chi è popolare. Un altro indagato, invece, che  non ha  lo stesso seguito, che non è popolare fra la gente, che non ha dalla sua qualche testata giornalistica, è colpevole, è condannato prima ancora di essere processato, in base alle notizie scodellate dalla stampa e dai media in generale.

A molte persone, e le compiango, tutto ciò sembra appassionante e dilettevole; l'esercizio dei processi mediatici inoltre fa vendere molti giornali, fa salire l'audience di ogni minuscolo o blasonato talk show…ma il prezzo di questo divertimento di bassa lega, il prezzo di questo guadagno extra per qualche testata giornalistica, l'impennata degli ascolti per qualche trasmissione, è un prezzo estremamente alto. Nessuno desidera dare lezioni, ma si dovrebbe fare molta attenzione alle parole che si dicono, ai giudizi che si trinciano, alle menzogne che si vomitano  su chi non può difendersi, persone pubbliche o persone qualsiasi. Da certe gogne mediatiche, da certi giudizi sommari, deriva irrimediabile danno alla vita, alla  reputazione, alle  relazioni professionali e personali  di persone  innocenti. Bollate per sempre, stigmatizzate da parole ingiuste  e menzognere, gelate per l'eternità da qualche meschina calunnia. Che si chiamino Bertolaso o Boffo, o in qualunque altro modo,  io mi sento dalla parte di questi indagati eccellenti, perché sono in balia di sommari processi mediatici, prima che di veri processi. Ma sono dalla parte anche di tante persone oscure, senza fama, dalle vite qualsiasi che con minor clamore, ma con gli stessi devastanti effetti, da ingiusti processi vengono condannate, ovviamente in contumacia, perché i loro vili accusatori non hanno il coraggio morale di affrontare a viso aperto le persone che diffamano e calunniano.

E' una vergogna, semplicemente. Ma certa gente non conosce la vergogna.

Ci vorrebbe un po' più di serietà, oltre che di rispetto per la vita degli altri e per la verità.

Se non si è abbastanza seri per farlo, meglio limitarsi a parlare di calcio, meglio decidere le convocazioni dei giocatori, impegnarsi ad  organizzare schemi di gioco e arrochirsi insultando e denigrando gli schemi del Lippi di turno… si fa meno danno.

Agostina D'Alessandro Zecchin

 

 

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