strettamente familiari (assisto per qualche giorno al mese mio padre colpito
nell'ultimo anno da Ictus) è stato "piacevolmente" costretto a sorbirsi "l'
Arena " (*) incentrata sulla figura del Principino Emanuele Filiberto di
Savoia, che pur essendo più giovane di me solo di qualche mese, è stato
definito ragazzo durante tutta la trasmissione: I tempi cambiano, la vita si
allunga, i padri, quasi nonni di ieri, sono i ragazzi di oggi (ndr).
Sono e sarò sempre affascinato dal genere umano, anche e soprattutto nelle sue
"simpatiche perversioni": un esempio su tutti quello che vede una buona fetta
della popolazione guardare i vari reality, accettando di "pagare" le
pubblicità o ancor più, finanziare direttamente tali trasmissioni attraverso l'
acquisto di pacchetti o card appositi.
Ho trovato davvero interessante il dibattito sulle presunte qualità artistiche
del principino e sulla relativa correttezza nell'essere chiamato a presenziare,
anzi a partecipare attivamente al successo di una trasmissione grazie ai suoi
(presunti) talenti. La domanda di fondo era: "Emanuele gode di questo grande
successo perché è capace o perché porta un cognome così importante".
Beh io la risposta che do è: "Chi se ne frega !" Aggiungo che trovo
estremamente "triste" rendermi conto di contribuire, attraverso il pagamento
del canone, ad alimentare questo politica (anche di Stato, vista la proprietà
della Rai) di "Ricerca e Sviluppo del nulla" (laddove ci sarebbe bisogno di
ben altra ricerca, almeno qui in Italia, per aumentare la competitività), che
promuove persone che possono vantare come sezione principale del loro CV quella
di essere "Frankenstein" di AUTORI del luccicante mondo dello spettacolo.
Autori dello spettacolo, che ad ogni nuovo personaggio inventato (o
semplicemente aiutato ad inventarsi) festeggiano , sempre in modo meno
incredule ma sempre più divertiti, dicendosi l'uno con altro: "anche stavolta
ce l'abbiamo fatta a rendere celebre il nulla", evocando (non so quanto
consapevolmente) il celeberrimo film diretto da Wolfgang Petersen "The
NeverEnding Story", in cui IL NULLA AVANZAVA in modo apparentemente
inarrestabile.
D'altronde un ambiente socio-economico in cui non ti viene riconosciuto NULLA
fino a che non sei personaggio ovvero una società in cui si lega il
"riconoscimento" con la "popolarità" (e non con il merito), indipendentemente
dal modo con cui la si ottiene (va bene qualsiasi cosa dagli scandali rosa, ad
azioni ben più gravi), non bisogna stupirsi se poi le nostre teen-ager
esprimono il desiderio vitale di diventare veline o i nostri ragazzi tronisti
.
Nella nostra decadente società (non solo italiana) di valori (**) e
conseguentemente di reali prospettive economiche, in cui:
• alimentiamo il credo delle aziende di comunicazione che conviene pagare un
fracco di soldi per i testimonial delle pubblicità (ribaltati comunque sui
prezzi), perché il "neolitico" consumatore imiterà il comportamento del
personaggio famoso (un po' come facevano i nostri antenati riguardando le scene
di pittura rupestre presenti nelle caverne preistoriche)
• viene tristemente promosso un concorso a premi, con il palio un lavoro a
tempo indeterminato nell'ambito della logistica di un supermercato
• il consumo viene prima di tutto, anche delle semplici regole economiche, che
dovrebbero far riflettere oltre ai nostri amministratori pubblici anche quelli
privati, sul fallimentare ed inevitabilmente kamikaze modello retributivo
basato su valori di riferimento ridicoli (la famosa generazione di atipici a
800 euro al mese) e della mancata applicazione di vere leve di efficienza
manageriale che premino chi apporta valore e non chi implicitamente conserva lo
status-quo (si veda il profilo di carriera del "signorsì")
Beh, in una società del genere, non bisogna davvero stupirsi se i nostri figli
arrivino a pensare e fare cose davvero molto poco etiche (la stagista dell'ex-
presidente USA docet) in virtù di avere quel successo/notorietà (a tutti i
costi e con tutti i mezzi) e quindi di gratificazione che, altresì, sarebbe
davvero arduo ottenere in un ambiente orientato al baronismo e all'
autoconservazione sempre più simile all'epoca feudale (pochi ricchi, anzi
ricchissimi autoprottettivi della loro casta e tanti, anzi tantissimi, a farne
la base portante, ricevendone solo le briciole).
Il "ragazzo" di 38 anni che scrive queste poche righe, ha appena condiviso i
pensieri con una "bambina" di 34 anni che, laureata e dopo essersi messa in
gioco e aver fatto esperienze varie in tutto il mondo (in primis UK e Cina), è
tornata in Italia e, dopo 2 anni di improbabili collaborazioni, è finalmente
riuscita a trovare un lavoro a tempo indeterminato a poco più 1000 euro al
mese in un prestigiosissimo studio legale. Studio, in cui, come nella
stragrande maggior parte di realtà aziendali, si preferisce scaricare sui
subordinati le inefficienze derivanti da mancate o approssimative scelte
manageriali, evitando qualsiasi confronto costruttivo con i "non appartenenti
alla casta", per timore di vedersi eroso il potere dato dall'autorietà,
dimenticandosi che il rispetto, in qualsiasi ambiente, si basa sulla lealtà,
sull'onesta intellettuale e naturalmente sull'autorevolezza.
Ora, data la mia presunta somiglianza fisica con il "principino", spero che
queste mie poche righe possano parassitariamente beneficiare del suo successo,
facendomi (ri)conoscere dal mio attuale datore di lavoro o eventualmente dal
mercato del lavoro a cui mi sto infruttuosamente proponendo da tempo, per
consentirmi di illustrare e mettere a servizio le mie capacità professionali ,
costruite in oltre 12 anni di esperienze aziendali nazionali ed
internazionali, che, in questa decandentissima fase socio-economica, sembrano
essere diventate del tutto trasparenti.
Pronuncio e grido dunque con vigore, viva il principino e AVANTI SAVOIA.
Buona riflessione a tutti.
G.Borrione (giovanni.borrione2@libero.it)
(*) sezione talk-show all'interno del storico programma domenicale sulla rete
di Stato
(**) perché l'efficienza, l'efficacia, la deontologia e la serietà sono
principi cardine di qualsiasi organizzazione, anche soprattutto quelle volta
fare business
2 commenti:
Pienamente d'accordo. E' proprio come dici tu.
William
Ps: mi è piaciuto lo stile finemente sarcastico
Sono un ex-ragazzo, ora anche ex-manager. Ho abbandonato il mio lavoro che era espressione del mio talento e della mia esperienza di 35 anni di attività perché la mia azienda stava diventando specchio fedele della decadenza del nostro tempo. Ma come Woody Allen non riesco a dire che amo comunque New York. E sono andato via.
Perché non conoscevo un modo di lavorare diverso da quello che tiene conto della persona e dell'essere umano nella sua interezza. Dove prima esisteva la libertà di esprimersi e di obiettare, ora ci sono sistemi software che calcolano quanto un operatore di call center scollega il suo telefono per andare ai servizi, o a fumare, o a chiamare la propria madre ammalata di cancro. Peccato, per queste aziende, che ci siano ancora persone che non si accontentano solo di godere del loro status privilegiato. O di quello che dice uno stupidissimo software. Che usano ancora parole diverse da "dammi un aiutino". E le parole hanno da sempre un grande potere. "Esse sono il mezzo per raggiungere il significato, e per chi vorrà ascoltarle, all'affermazione della verità".
Non potranno mandarci via tutti.
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