mercoledì, marzo 10, 2010

Povertà degli anziani. Al femminile

Povertà degli anziani. Al femminile
 
Più sono anziane, più sono povere: un'equazione che riguarda 2 anziane su 3, considerando il totale di quasi 2 milioni di non autosufficienti. Ed è donna anche il 75% delle persone istituzionalizzate. Un'indigenza "che colpisce un'ampia area di pensionati, in particolare donne, che si ritrovano in situazioni economiche difficili a causa delle ridotte possibilità di lavoro che hanno avuto, dell'irregolarità contributiva e della penalizzazione retributiva, tristi peculiarità del nostro Paese, che hanno subito durante gli anni lavorativi", evidenzia Valeria De Bortoli, responsabile delle pensionate Cisl.

Il sindacato confederale ha presentato nei giorni scorsi uno studio sulla povertà femminile anziana: un fenomeno in crescita, a motivo della "bassa quota percentuale assegnata alle pensioni di reversibilità, anche quando rappresentano l'unico reddito posseduto", oppure "perché il lavoro di cura, a cui le donne si sono dedicate per tutta la vita, sopperendo alle lacune di un welfare quasi inesistente, non ha trovato alcun riconoscimento contributivo", osserva De Bortoli.

A esporre maggiormente le anziane al rischio povertà, quindi, problemi a monte, come "la divisione del lavoro di cura tutto a carico delle donne". Per la sociologa Chiara Saraceno, questo impegno all'interno delle famiglie "fa pagare alle donne il fatto di occuparsi per molti anni del lavoro non pagato" , mentre si dovrebbe "aumentare la quota dei servizi e riconoscere contributi a carico della collettività per il lavoro di cura, ma solo per quello relativo ai figli piccoli e alle persone non autosufficienti". Occorre quindi allungare la "storia contributiva breve delle donne, perché hanno avuto accesso a occupazioni più irregolari e meno pagate o hanno ricevuto tardi una copertura contributiva". Con lo sguardo rivolto anche al futuro: "Facciamo in modo che le giovani di oggi non diventino le anziane povere di domani", commenta la sociologa.

Nel sondare le cause della situazione, emergono altri dati poco confortanti. Le cifre Inps relative alle pensioni minime, aggiornati a dicembre 2009, parlano chiaro: 3,4 milioni le anziane che vivono con 450 euro al mese di pensione di invalidità, vecchiaia o reversibilità, mentre i coetanei uomini che percepiscono una somma analoga risultano 850mila (meno di un quarto delle donne). Secondo i dati Eurostat 2006, nel vecchio continente una pensione vale il 54% dello stipendio se il pensionato è uomo, il 50% se si tratta di una donna. E in Italia la forbice delle proporzioni si allarga: il 60% per gli uomini, il 46% per le donne. Una condizione che si aggraverà in futuro per l'alto tasso di disoccupazione femminile, secondo l'analisi dell'economista Fiorella Kostolis, che disegna uno scenario attuale della terza età: "Esistono tre tipi di anzianità: una attiva, partecipe nel mercato del lavoro; una composta di persone che invece non sono mai state attive, e una di persone che sono fuoriuscite dal mercato del lavoro. In Italia la quota di donne che non sono mai entrate nel mercato del lavoro è molto alta, maggiore del 50%. Tra queste, il 28% è inattiva per ragioni involontarie: esattamente il doppio della quota media nell'Unione Europea".
 
(Articolo di Laura Badaracchi su Centro Maderna-news)
 
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